Il vertice intergovernativo Italia-Francia a Cap d’Antibes segna un punto di svolta tattico nelle relazioni tra Roma e Parigi, ridefinendo i perimetri di una convergenza che i due leader rivendicano come strutturale. Nell'appuntamento bilaterale che ha ridefinito le priorità geopolitiche dei due Paesi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron hanno ricalibrato il peso specifico delle due nazioni nello scacchiere europeo e occidentale.
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«Senza Italia e Francia l’Europa e l'Occidente non sarebbero quello che sono: siamo due grandi nazioni con interessi convergenti», ha scandito Meloni in conferenza stampa, liquidando le indiscrezioni su presunte distanze personali come una pura distrazione mediatica. Un pragmatismo pienamente condiviso dall'Eliseo. Macron ha archiviato definitivamente la stagione delle freddezze diplomatiche: «Viviamo tutti sotto lo stesso clima che è caldo: non c'è più nulla di glaciale. Noi difendiamo gli interessi dei nostri Paesi ma in modo rispettoso e impegnato». Secondo il presidente francese, la cooperazione transfrontaliera e l'allineamento su dossier strategici – dal bilancio europeo alla sicurezza nello stretto di Hormuz, fino alla postura sul conflitto ucraino – dimostrano la solidità dell'asse bilaterale. La stessa Meloni ha confermato la natura spiccatamente politica del rapporto: «Confesso che mi sono anche un po' divertita a vedere i retroscena sulle nostre relazioni. Siamo due persone che difendono il loro interesse nazionale, ma che sanno lavorare insieme. Questo richiede franchezza quando non si è d’accordo e capacità di cooperazione quando si è d’accordo. Le nostre sono state relazioni serie tra persone che parlano di politica».
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Il perno operativo dell'incontro si concentra sulla crisi mediorientale, dove Roma e Parigi intendono esercitare una vera e propria regia congiunta. Di fronte alla scadenza della missione Unifil, fissata per la fine dell'anno, i due governi hanno deciso di muoversi d'anticipo per evitare un vuoto di potere e sicurezza sul terreno. «Sulla crisi in Libano Italia e Francia possono fare la differenza. Abbiamo deciso di lanciare una coalizione per il sostegno del Libano post-Unifil, immaginando presto una conferenza internazionale». — Giorgia Meloni L'iniziativa punta a blindare la stabilità dell'area attraverso un coordinamento internazionale che veda l'Europa in prima linea, capitalizzando l'influenza storica della Francia e la credibilità sul campo del contingente italiano.
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Il passaggio politicamente più delicato della conferenza stampa ha riguardato la postura italiana rispetto al conflitto in Iran e l'utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale. Meloni ha blindato l'operato del ministro della Difesa Guido Crosetto, respingendo qualsiasi ipotesi di coinvolgimento diretto di Roma nelle operazioni cinetiche.
Il posizionamento italiano viene dettagliato dalla premier secondo criteri di stretta legalità costituzionale e parlamentare:
Natura del supporto: L'Italia ha concesso l'uso delle proprie basi esclusivamente per attività logistiche e tecniche di natura non cinetica.
Diniego alle eccezioni: Di fronte a richieste alleate che esulavano da tale perimetro, il governo ha negato l'autorizzazione all'utilizzo delle infrastrutture.
La conferma di Washington: Una linea di cautela che, come ricordato da Meloni, spiega la "delusione reiterata" del presidente statunitense e che lo stesso Mark Rutte ha confermato direttamente dallo Studio Ovale.
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Proprio nei confronti del Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, Meloni ha riservato una netta correzione di rotta, criticando una lettura giudicata troppo "entusiastica" e imprecisa delle autorizzazioni concesse da Roma. «Il Segretario Generale nella sua entusiastica ricostruzione ha messo insieme cose che in realtà sono diverse tra loro, confondendo la tipologia dei voli autorizzati, e lui stesso poi ha corretto e puntualizzato», ha dichiarato la premier. Liquidando l'uscita del vertice alleato come un «tentativo di preparare al meglio il prossimo vertice della Nato», Meloni ha inviato un messaggio di fermezza ai partner atlantici: «In ogni caso credo che si debba essere prudenti quando si parla di queste materie».
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