Le forze ucraine hanno lanciato nella notte uno degli attacchi aerei più massicci sulla Russia dall'inizio dell'anno, nell'ennesima notte di raid incrociati tra i due Paesi in guerra. Secondo i calcoli dell'agenzia russa Tass, sarebbero 555 i droni abbattuti nelle scorse ore nei cieli della Federazione, oltre 190 dei quali sulla regione di Mosca.
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I quattro aeroporti nei dintorni della capitale russa sarebbero stati costretti a sospendere il traffico aereo per tre volte da ieri sera. Nuovi danni avrebbe subito anche la grande raffineria Mnpz, già colpita tre giorni fa. L'impianto, a circa 15 chilometri dal Cremlino, non produce solo tre quarti della benzina consumata nell'oblast ma – con una capacità di lavorazione superiore ai 12 milioni di tonnellate di greggio all'anno – è anche un ingranaggio rilevante della macchina bellica russa. Le immagini diffuse dai media mostrano alcune sezioni dello stabilimento in fiamme, con colonne di denso fumo nero che si levano sui cieli della città.
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Per sopperire alla crescente difficoltà nel reclutare nuovo personale da inviare al fronte, Kiev sta concentrando sempre più le operazioni sul lancio di droni contro infrastrutture strategiche nemiche, spesso a grande distanza dal confine. Tra gli obiettivi colpiti figurerebbero anche un ponte ferroviario sul Canale della Crimea settentrionale e un deposito di petrolio nella regione di Rostov, dove il raid avrebbe provocato un morto. Un altro civile russo sarebbe morto nella regione di Belgorod, mentre gli ucraini hanno segnalato tre civili uccisi nella regione di Sumy, bersaglio principale – insieme a Kiev – degli attacchi russi della notte scorsa. Una ventina i feriti in tutta la Federazione, la maggior parte a Mosca. Proprio ai cittadini della capitale si è rivolto su X il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, invitandoli a chiedere al presidente russo Vladimir Putin «quando intende interrompere la guerra di aggressione».
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«Tutto ciò non avvicina in alcun modo» un possibile faccia a faccia tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo omologo del Cremlino, ha osservato in un'intervista a Vesti il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, tornato ad annunciare che gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner si recheranno «presto» in Russia, una volta diradatisi gli impegni negoziali sulla pace con l'Iran. È quasi un mese che la visita a Mosca dei due viene data per imminente senza seguiti concreti, e lo stesso Ushakov ha ammesso che lo scontro con la Repubblica Islamica ha distratto Washington dalla crisi ucraina.
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A proposito del vertice del G7 concluso ieri a Evian, Ushakov ha rimproverato ai governi europei di «basarsi sull'erronea assunzione che la situazione sul campo di battaglia stia cambiando in favore di Kiev» e di aver «riempito di idee nocive» il presidente statunitense Donald Trump, che però – ha aggiunto – «è un politico forte e rimane fermo sulle sue posizioni». Intanto, mentre manca ancora il nome di un negoziatore condiviso dai Ventisette, fonti di Bruxelles riferiscono di un certo stupore tra i diplomatici dell'Ue per l'iniziativa del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, di cui dicono di aver appreso dai media. L'ufficio di Costa conferma che «sono stati aperti canali di comunicazione», ma avverte che «non si è discusso nulla di sostanziale».
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