L’Italia si presenta al Consiglio europeo con una linea prudente e ancora aperta su tutti i fronti, a partire dall’uso degli asset russi congelati. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiarisce che Roma è «aperta a ogni soluzione», ma solo a condizione che esista «una base giuridica solida», perché un utilizzo affrettato delle risorse rischierebbe di consegnare a Mosca «la prima vera vittoria».
La premier vola a Bruxelles lasciando sul tavolo ogni scenario, incluso quello di non partecipare alla decisione finale qualora non vi siano le condizioni. «È ancora troppo presto per dire come finirà», spiegano fonti di maggioranza, dopo le comunicazioni in Parlamento segnate da forti tensioni con le opposizioni.
Link to Ucraina, sostegno ma senza soldatiUcraina, sostegno ma senza soldati
Meloni ribadisce che il governo «non intende inviare soldati in Ucraina», mentre nella risoluzione di maggioranza viene garantito a Kiev un sostegno definito «multidimensionale», accompagnato però dal paletto della lotta a riciclaggio e corruzione. Non si fa riferimento diretto alle forniture militari, anche se una proroga è attesa in un decreto di fine anno che dovrebbe includere anche aiuti civili.
Sul piano finanziario non sono escluse novità dai confronti notturni a Bruxelles. «Vigiliamo sulla corruzione, ma gli anticorpi di Kiev sono incoraggianti», sottolinea Meloni, avvertendo che un collasso ucraino rappresenterebbe «un danno per tutti». La soluzione, tuttavia, dovrà essere «sostenibile» e condivisa a livello di leader, evitando fughe in avanti.
Link to Asset russi e Patto di stabilitàAsset russi e Patto di stabilità
La linea italiana resta cauta: «Bisogna puntare a usare gli asset, ma essendo sicuri di fare la cosa giusta». Un altro punto fermo riguarda il bilancio europeo: ogni sforzo finanziario dovrà restare fuori dal Patto di stabilità. Nel frattempo, Meloni segnala come nodo centrale del negoziato il tema dei territori, definendo «irragionevoli» le pretese russe sul Donbass e invitando a mantenere alta la pressione su Mosca.
Link to Scontri politici e dossier europeiScontri politici e dossier europei
In Aula la premier è stata protagonista di duri confronti con Elly Schlein, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, oltre a uno scambio con il senatore a vita Mario Monti. Rivendicando la legittimazione popolare del suo governo, Meloni ha respinto le accuse di allineamento a Donald Trump, ribadendo che l’Italia «non è una cheerleader» e che Stati Uniti ed Europa «non sono competitor».
Non sono mancati gli affondi contro Bruxelles: dal Mercosur, che andrà firmato solo con garanzie per gli agricoltori, alle critiche sulla direttiva imballaggi e sulla proposta di bilancio Ue. Sull’immigrazione, la premier rivendica il ruolo da apripista dell’Italia e difende il modello Albania, mentre sollecita l’accelerazione sull’adesione dei Balcani occidentali.
Link to Medio Oriente e sicurezzaMedio Oriente e sicurezza
Nel quadro internazionale entra anche il Medio Oriente: gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia di contribuire a un progetto pilota di addestramento della polizia palestinese destinata a Gaza. Meloni ha inoltre espresso cordoglio per l’attacco antisemita a Sydney e ringraziato il cittadino musulmano che ha fermato l’attentatore, definendo il gesto «eroico».
Link to La posizione di SalviniLa posizione di Salvini
Sulla guerra in Ucraina interviene anche il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che invoca «un cambio di passo» sui decreti relativi alle armi. «Li voteremo solo se ci saranno novità rispetto agli anni passati», afferma, chiedendo di parlare di difesa e non di attacco.
Salvini si dice scettico su una vittoria militare di Kiev e invita ad accelerare la fine del conflitto, pur ribadendo che «c’è un aggressore e c’è un aggredito». «Io lavoro per la pace – conclude – e non voglio che i nostri figli parlino di guerra o siano mandati in guerra».
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati