Un Donald Trump tutto all'attacco torna a minacciare l'Europa sulla digital tax, agitando lo spettro dei dazi, e lancia l'ennesimo duro monito all'Iran, denunciando «una folle violazione» del cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz. Il duplice affondo arriva in due post pubblicati uno di seguito all'altro su Truth, con cui il presidente americano prende di mira quelli che sono ormai i suoi bersagli preferiti.
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«Numerosi Paesi europei stanno discutendo dell'imminente introduzione di un'imposta sui servizi digitali a carico delle aziende americane. Chiunque dovesse imporre una simile tassa si vedrà immediatamente applicare un dazio del 100% su tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti», ha scritto il tycoon, precisando che la misura prevarrebbe su qualsiasi accordo commerciale già negoziato. Una mossa che lo riporta in rotta di collisione con gli alleati europei, dopo le tensioni per il mancato appoggio alla recente guerra all'Iran.
La replica di Bruxelles non si è fatta attendere: «L'Ue e i suoi Stati membri hanno il diritto sovrano di regolamentare le attività economiche sul proprio territorio», ha reagito una portavoce della Commissione Ue, avvertendo che «le misure unilaterali sono ingiustificate. E se adottate, l'Ue reagirà in modo rapido e deciso». La digital tax è da mesi al centro delle critiche dell'amministrazione statunitense, che la considera discriminatoria verso le Big Tech.
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Sul fronte iraniano, l'attenzione del presidente resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, la cui apertura è uno dei pilastri del memorandum d'intesa raggiunto con Teheran, e per il quale è stato aperto un canale di comunicazione diretta tra Washington e Teheran per evitare incidenti.
«È aperto», ripete Trump a ogni occasione, per rassicurare critici e mercati. Ma la situazione sul campo resta tesa, e lo stesso presidente è stato costretto a parlare di violazione del cessate il fuoco dopo il lancio da parte dei pasdaran di «almeno quattro droni d'attacco unidirezionali contro navi in transito nello Stretto di Hormuz». Un nuovo blocco a Hormuz, osservano alcuni analisti, farebbe risalire le quotazioni del petrolio e i prezzi della benzina per gli americani, con possibili ricadute per Trump e i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato.
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Mentre prosegue la corsa contro il tempo per raggiungere un accordo definitivo con l'Iran entro i 60 giorni previsti, il presidente valuta le prossime mosse. La Casa Bianca e il Pentagono, scrive il Wall Street Journal, starebbero valutando di spostare alcune basi militari lontano dai siti nel Golfo Persico, dopo che gli ultimi attacchi iraniani hanno causato ingenti danni soprattutto in Bahrein.
Una delle ipotesi sarebbe trasferire le nuove sedi in Israele, mossa che legherebbe ancora di più Washington al suo principale alleato in Medio Oriente, nonostante le recenti critiche al premier Benjamin Netanyahu. Non è chiaro come reagirebbero i Paesi del Golfo a un simile riposizionamento.
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