Il nuovo bilancio del terremoto che ha colpito il Venezuela è di 1.430 morti e 3.238 feriti. Almeno 3.142 persone sono sfollate. Lo ha reso noto il presidente del Parlamento di Caracas, Jorge Rodriguez.
Link to INGV: "La notifica del terremoto è arrivat sugli smartphone ma a scossa già iniziata"INGV: "La notifica del terremoto è arrivat sugli smartphone ma a scossa già iniziata"
In occasione del terremoto che ha devastato il Venezuela, «i cittadini hanno effettivamente ricevuto sui propri smartphone un’allerta sismica, ma la notifica è arrivata a terremoto già avvenuto o, per essere più precisi, quando la scossa era già iniziata». In un articolo pubblicato online, INGVterremoti corregge la notizia rilanciata da numerosi media, secondo cui molti venezuelani avrebbero ricevuto un’allerta sismica sul proprio cellulare prima del sisma.
«L'allerta di cui abbiamo letto, inviato da Google sui cellulari Android - scrive il sismologo Alessandro Amato - si basa su un sistema che non utilizza una rete di sismometri installata ad hoc, ma sfrutta i minuscoli accelerometri presenti all’interno dei cellulari che tutti noi utilizziamo. Questi accelerometri non forniscono segnali di alta qualità come quelli utilizzati per scopi scientifici ma hanno il pregio di essere molto più numerosi, anche in questo caso di alcuni ordini di grandezza. Tipicamente, anche nelle regioni dove le reti sismiche e accelerometriche sono più dense, come il Giappone, la California o l’Italia, il numero degli strumenti scientifici è di alcune centinaia o al massimo qualche migliaio, mentre nella stessa area possono esserci attivi milioni di smartphone». La tecnologia sviluppata da Google, con il supporto scientifico del laboratorio sismologico dell’Università di Berkeley, «si basa proprio sull'analisi rapida e massiva dei dati degli accelerometri dei cellulari. In pratica un numero enorme di dati rilevati da questi nell’area epicentrale ha permesso di stimare le caratteristiche dello scuotimento in atto e inviare una segnalazione alle aree più distanti».
Link to L'Android Earthquake AlertL'Android Earthquake Alert
Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, ha iniziato a essere sperimentato nel 2021, prima in Grecia e Nuova Zelanda, e oggi è attivo in 98 Paesi, dove copre circa 2,5 miliardi di persone.
Nel caso del terremoto del 24 giugno «il risultato è probabilmente stato agevolato dal fatto che i terremoti forti sono stati due, avvenuti in rapida successione». Il primo ha avuto magnitudo 7.2; il secondo, di magnitudo 7.5 è avvenuto 39 secondi dopo. «Va considerato - continua Amato - che il processo di rottura di una faglia per un terremoto di magnitudo 7.2 dura alcune decine di secondi, quindi l’evento di magnitudo 7.5 è iniziato quando il primo era appena terminato o ancora in corso, facendo ipotizzare che, in realtà, si potrebbe trattare di un unico terremoto con due episodi successivi che potrebbero avere interessato due segmenti della stessa faglia o due faglie vicine». Dal modello di faglia ricostruito dai ricercatori dell’Ingv con i dati satellitari, si ipotizza in effetti che si sia trattato di un unico processo di rottura complesso, caratterizzato da due principali zone di rilascio di energia lungo la stessa struttura tettonica.
Guardando la distribuzione del rilascio di energia nel tempo si nota che, in sostanza, la durata dell’intero processo di rottura della faglia è circa un minuto e mezzo. E’ importante precisare che la durata dello scuotimento avvertito non corrisponde con la durata della rottura sulla faglia.
Ed è realistico che nel caso in questione molte persone siano state allertate prima dello scuotimento più forte, come testimoniano diversi messaggi circolati sui social media. Naturalmente, «sebbene i tempi di un’allerta sismica siano contenuti, alcuni secondi o al massimo poche decine, questo tempo può fare una differenza significativa. Le persone possono allontanarsi dalle finestre o dai luoghi critici, interrompere l’uso di macchinari pericolosi o mettersi al riparo nelle aree più sicure della propria casa prima che inizi lo scuotimento più forte. Inoltre, studi sui comportamenti e l’accettazione sociale di questi sistemi condotti in Usa, in Nuova Zelanda e anche in Italia dimostrano che l’avviso può aiutare per prepararsi mentalmente all’evento, evitando così di farsi prendere dal panico».
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