Tania Terrin, l'addio a Camponogara: fiori bianchi sulla bara bianca

Tania Terrin, l'addio a Camponogara: fiori bianchi sulla bara bianca

Il feretro di Tania Terrin, la 39enne strangolata dall'ex compagno Dino Keber a Ferragosto nel Veneziano, è arrivato nella chiesa dei Santi Maria Assunta e Prosdocimo a Camponogara, dove la donna viveva ed è stata uccisa, per i funerali.

Sulla bara di legno bianco sono stati deposti dei fiori anch'essi bianchi. Ad accoglierla, la madre Marinella Forner e altri familiari e amici della donna.

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«La responsabilità è di tutti e per prima della politica, che a parole sostiene e promuove le associazioni anti-violenza, ma di fatto varie volte dirotta quei fondi a favore di difesa e armamenti». È questo uno dei passaggi dell’omelia del parroco di Camponogara (Venezia), don Alberto Peron. «Pretendiamo maggiore attenzione da parte della giustizia - ha aggiunto - che sappia applicare e non soltanto generare ulteriori mezzi repressivi. Serve una rete che dobbiamo tessere insieme, una trama di relazioni positive e costruttive che esprime il senso di comunità contro la solitudine e la prepotenza».

Link to Stefani: «Rispetto e vicinanza non bastano»Stefani: «Rispetto e vicinanza non bastano»

«Nel giorno del funerale di Tania Terrin abbiamo scelto di proclamare il lutto regionale e esporre le nostre bandiere a mezz'asta, come segno di rispetto e vicinanza. Anche se sappiamo che rispetto e vicinanza non bastano». Lo scrive il presidente del Veneto, Alberto Stefani, oggi presente a Camponogara (Venezia) alle esequie della donna uccisa dall'ex compagno.

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«Come istituzione – aggiunge Stefani – abbiamo una responsabilità ulteriore: agire con determinazione per prevenire la violenza, educare i giovani, proteggere chi chiede aiuto. Attraverso i centri antiviolenza, le case rifugio, i molti servizi e una rete di professionisti che ogni giorno è al fianco delle donne il Veneto fa già molto. Ma deve impegnarsi ancora di più e lo farà. Per Tania. Per le tante vittime. Per le donne che oggi vivono nella paura. Perché si possa finalmente spezzare questa inaccettabile catena di violenza», conclude.

 

 

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