Dal centrodestra alle opposizioni arrivano nuove condanne per la foto manipolata di Matilde Siracusano pubblicata da Roberto Vannacci. Esponenti delle istituzioni e dei partiti esprimono solidarietà alla sottosegretaria, denunciando l’uso dell’immagine femminile come strumento di attacco politico nella campagna per le suppletive di Reggio Calabria.
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Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani parla di un episodio «grave e inaccettabile». «Le parole utilizzate da Roberto Vannacci, insieme alla manipolazione dell’immagine, sono espressione di un linguaggio violento e offensivo che va sempre condannato, senza se e senza ma», scrive sui social. «Il rispetto della persona deve venire prima di ogni contrapposizione».
Per Wanda Ferro, sottosegretaria all’Interno di Fratelli d’Italia, il deepfake è «il segno di una grave degenerazione del confronto politico». «Le immagini false generate con l’intelligenza artificiale non possono diventare uno strumento per attaccare gli avversari, tanto meno quando vengono utilizzate con contenuti volgari e sessisti contro una donna», afferma. Ferro invita tutte le forze politiche a respingere questa deriva: «La politica può essere anche scontro duro, ma deve restare sul terreno delle idee, dei programmi e dei fatti».
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Pasqualina Straface, assessora alle Pari opportunità della Regione Calabria, definisce il comportamento di Vannacci «vergognoso» e sottolinea la distanza tra i valori proclamati e il rispetto dimostrato nei fatti. «Quando si interviene sull’immagine di una donna per esporla al dileggio e trasformarla in uno strumento di polemica, si alimenta una visione svilente, che riduce la donna al suo corpo e pretende di giudicarla attraverso quello».
Straface richiama anche la precedente uscita «Gonna lunga o corta? Meglio senza», ritenendo ancora più grave la manipolazione della fotografia: «Le donne non sono corpi da esibire, modificare o strumentalizzare. Sono persone, con una dignità che nessuna contesa politica può calpestare».
L’assessora regionale all’Istruzione Eulalia Micheli denuncia «l’ennesimo tentativo di utilizzare il corpo di una donna come strumento di propaganda e di attacco personale». A suo giudizio, l’episodio assume ulteriore gravità perché avviene durante la campagna per le suppletive, che vede impegnato il presidente Roberto Occhiuto, compagno di Siracusano e vicesegretario nazionale di Forza Italia.
Micheli richiama inoltre il tema dell’educazione all’uso dei social e delle nuove tecnologie: «È fondamentale formare le nuove generazioni a riconoscere la manipolazione delle immagini, la disinformazione e i contenuti che alimentano odio e discriminazioni».
Link to Castelli e Murelli: «Un limite ampiamente superato»Castelli e Murelli: «Un limite ampiamente superato»
Per Laura Castelli, presidente di Sud chiama Nord, «esiste un limite ed è stato ampiamente superato». Manipolare il corpo di una donna per colpire lei e il compagno, afferma, è «una bassezza inqualificabile». Castelli esprime anche la propria vicinanza personale a Siracusano: «A Matilde, alla quale mi lega un sincero rapporto di amicizia, va tutta la mia solidarietà. Sono al tuo fianco. Fai benissimo a denunciare».
La senatrice Elena Murelli, capogruppo della Lega in commissione Affari sociali, parla di «un modo indecente per spogliare una donna e usarla come mero strumento di propaganda elettorale». E invita a non liquidare l’accaduto come una burla: «La dignità delle persone non si tocca e la manipolazione dell’immagine femminile non sarà mai politica».
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Il leader di Azione Carlo Calenda attacca Vannacci sui social: «Una volta gli ufficiali erano gentiluomini. Ci sono tanti modi in cui Vannacci ha infangato e infanga la divisa che ha portato. Quello di modificare il décolleté di una signora con l’IA è particolarmente puerile e squallido». Il commento si chiude con l’epiteto «Cafonacci».
Solidarietà anche da Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, che definisce il fotomontaggio «volgare» e denuncia «un’aggressione politica inaccettabile», condotta utilizzando «il sessismo e la denigrazione personale come strumenti di attacco».
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