Mano pesantissima della Procura antimafia nei confronti degli imputati del processo “Planning”, l’indagine di Dia e Guardia di Finanza con la quale la Procura antimafia contesta l’esistenza di «un patto» tra ’ndrangheta ed imprenditori nel settore edile e in quello della grande distribuzione alimentare. Ieri la requisitoria del procuratore aggiunto Stefano Musolino che ha ricostruito i fatti, ripercorso le varie tappe investigative, soffermandosi sulle singole posizioni processuali. Sette le persone per cui l’accusa ha chiesto la condanna: Filippo Antonio Barcaiolo, 3 anni di reclusione; Andrea Chilà, 18 anni; Gaetano Coppola, 7 anni; Domenico Gallo, 5 anni; Forunato Martino, 18 anni; Carmelo Romeo, 5 anni; Domenico Siclari, 2 anni.
Già stilato il calendario delle arringhe difensive: si inizierà il 20 aprile davanti al Giudice dell’udienza preliminare, Elsie Clemente, per ribaltare il pesante quadro accusatorio con gli avvocati Carlo Morace, Marco Gemelli, Antonino Curatola, Corrado Politi, Francesco Albanese, Antonio Speziale, Francesco Calabrese, Giovanna Araniti e Antonello Romeo.
Nell’inchiesta “Planning” (inizialmente furono 20 gli indagati, tra cui 12 arresti di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari) vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, concorso esterno, associazione per delinquere, impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, tutti aggravati dalle modalità mafiose.
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