Dopo giorni di attesa ieri è arrivata la decisione della Rai su Report e il futuro di Sigfrido Ranucci ma il caso è tutt'altro che chiuso. Da una parte c'è Ranucci che non è disposto ad accettare le proposte della Rai a partire
dalla corrispondenza dal Cairo ed annuncia battaglia; dall’altra una parte consistente della redazione di Report, con gli inviati storici in prima fila, che minacciano le dimissioni contro la conduzione affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi che per il momento tacciono. Mercoledì prossimo la redazione del programma di Raitre avrà un incontro con il direttore Approfondimento Paolo Corsini: «dove ribadiremo la nostra posizione, con l’auspicio, visto che la stragrande maggioranza degli inviati ha intenzione di abbandonare il programma, che ci ripensino», ha spiegato all’ANSA Bernardo Iovine.
«Se la Rai non ritira la proposta faremo una conferenza stampa e ci appelliamo al nostro pubblico e alla società civile per sostenerci», spiega ancora lo storico inviato che ieri ha rifiutato il ruolo di capo autore con Giulio Valesini. Ma in attesa che si sciolgano i nodi Rai lo scontro politico non conosce tregua. «Ho letto che Ranucci è molto irritato per il fatto che Report non sarà più un suo programma. Forse si
aspettava una medaglia dopo tutto quello che è avvenuto? Si aspettava che il presidente della Repubblica lo chiamasse e gli conferisse un riconoscimento istituzionale, una gran croce di cavaliere della Repubblica per quello che ha svolto?».
Ironizza il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. "Quella su Ranucci era una decisione inevitabile, viste le fanfaluche che ha diffuso per anni e il discredito che ha gettato su se stesso e su Report per le pessime frequentazioni che ha avuto», dice il senatore FI Maurizio Gasparri, membro della Commissione di vigilanza Rai.
''Per la destra Report e Ranucci sono una vera ossessione.
TeleMeloni non poteva più sopportare l’indipendenza delle giornaliste e dei giornalisti della redazione di Report», afferma il capogruppo di AVS Peppe De Cristofaro, presidente del
gruppo Misto di palazzo Madama. «La destra si prepara alle prossime elezioni politiche, e lo fa a partire dal servizio pubblico, dalla Rai. Sulla sua strada non vuole la libera informazione, quella che controlla e fa domande. Preferisce una informazione di comodo, che non disturbi la maggioranza e il governo».
In difesa di Presutti e Piervincenzi dall’interno dell’azienda scende l’Unirai: «Solidarietà ai colleghi indicati dalla Rai per condurre Report. Ranucci non può offendere e definire "mediocre» la scelta dell’azienda. I giornalisti su cui ha puntato la Rai sono due vincitori di concorso con alle spalle una lunga esperienza professionale nel giornalismo d’inchiesta».
Lo scrive in una nota l’Unirai. «Ancora più grave è l’utilizzo del termine «collaborazionisti», che non è una semplice critica: è un’etichetta infamante, che colpisce la
dignità professionale dei colleghi e li presenta all’opinione pubblica come persone che avrebbero tradito il proprio ruolo. In Rai non si servono vongole».
Ranucci intanto continua il suo tour in Sicilia tra presentazioni dei libri e spettacoli teatrali. Oggi anzi ha ricevuto anche un premio. «Il paradosso. Nonostante non sia più, per la Rai, il conduttore di Report, oggi ricevo il 48
esimo Premio Nazionale Garitta, quale migliore conduttore televisivo, grazie a un sondaggio nazionale su un campione di 3000 soggetti, fatto in queste settimane. Grazie per la vostra
passione e dedizione», scrive su Facebook.
La serata per lui si conclude con il suo Diario di un trapezista al Teatro dell’Elfo di Agrigento, anche qui non senza polemiche. Fratelli d’Italia contesta l’opportunità di concedere quello
spazio pubblico del Libero consorzio di Agrigento, per il suo spettacolo. Il presidente provinciale del partito, Adriano Barba, esprime «forte perplessità e contrarietà» dopo che nei
giorni scorsi il giornalista ha affermato di essere pronto ad andare a cena con Totò Riina per motivi professionali. Barba definisce tali parole «inopportune, infelici e profondamente
irrispettose della sensibilità di una terra che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza mafiosa».
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