Nordio avvia l'iter per la grazia a Roggero: alta tensione Governo-Quirinale. Mattarella: E' prerogativa del presidente della Repubblica"

Nordio avvia l'iter per la grazia a Roggero: alta tensione Governo-Quirinale. Mattarella: E' prerogativa del presidente della Repubblica"

La vicenda di Mario Roggero finisce sul tavolo della politica e la proposta di grazia per lui, che ha visto rapidamente attivarsi il Guardasigilli, al momento ha solo l’effetto di provocare uno stato di alta tensione tra governo e il Colle. A poche ore dalla sentenza definitiva a quasi 15 anni, il caso del gioielliere finisce nelle stanze del Quirinale, dove il titolare della Giustizia Carlo Nordio viene convocato da Sergio Mattarella, che puntualizza i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia: una facoltà - viene precisato da una nota della stessa Presidenza - che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale in una sentenza del 2006. Si tratta dell’epilogo di una giornata politica vissuta a suon di dichiarazioni e rincorse tra partiti della maggioranza, tutti in difesa del 72enne che nelle prossime ore dovrà andare in cella. Da fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, nessun commento ufficiale. Ma informalmente nei piani alti del governo si parla di una condivisione politica con Via Arenula nel chiedere la grazia per Roggero. E in ambienti di maggioranza si definisce una "esagerazione" l’intervento del Capo dello Stato. Tanto da far chiedere al Pd se la premier Giorgia Meloni non fosse informata delle mosse del suo ministro. Tutto parte dall’annuncio dei capigruppo di centrodestra di Camera e Senato di una raccolta firme di tutti i parlamentari dei propri gruppi, e di tutti coloro che vorranno sottoscrivere, per richiedere al ministero di Giustizia la grazia a Roggero.

"Riteniamo - spiegano - che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto gli è avvenuto meriti una risposta immediata». Salvini rilancia e assicura di essere «a disposizione per aiutare lui e la sua famiglia» non «escludendo nulla a priori». Nemmeno una candidatura del gioielliere: «stiamo valutando - annuncia - se la normativa lo permette». E il meloniano ministro della Difesa Guido Crosetto aggiunge: «penso vada esperita ogni possibilità perché lui possa tornare a casa" perché ciò che è accaduto a Roggero «è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare». Anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aderisce alla proposta della grazia. Intanto i vannacciani punzecchiano la maggioranza, tacciandola di ipocrisia: «Per aiutare davvero Roggero bisognava votare l’emendamento di Futuro Nazionale presentato all’ultimo decreto sicurezza che prevedeva di superare il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa. Ma tutto il centrodestra, Lega compresa, ha votato contro». Nel pomeriggio fonti del sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, in quota FdI, annunciano che Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia.

Passano qualche ora e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve il ministro facendo le sue puntualizzazioni. Di fronte agli interrogativi sull'irritazione del Presidente, fonti del Quirinale spiegano che non si tratta di una questione di merito, anche perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione e quindi il discorso sulla concessione o meno della grazia è assolutamente prematuro. Ma è una questione strettamente di metodo, che tocca i poteri del presidente della Repubblica, così come disegnati dalla Costituzione. Mattarella avrebbe ripetuto, durante il colloquio, le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce». Nordio incassa, ma ha da la sua il sostegno e la condivisione della maggioranza per una decisione forse 'calata dall’altò - si rimarca in ambienti dell’opposizione - e non gestita solo a Via Arenula. Secondo alcune fonti del centrosnistra, la maggioranza avrebbe cercato di affrettarsi in una mossa politica per evitare ulteriore spostamento di consensi verso Vannacci: da qui il pressing sul Guardasigilli affinché si attivasse per l'istruttoria. Terminata questa, sulla base dei risultati il ministro fornirà un suo parere, non vincolante e in ultimo dal dicastero potrebbe quindi essere presa la decisione di trasmettere l’incartamento al presidente della Repubblica. Che però oggi si è fatto sentire ricordando le sue prerogative.

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