I giudici della Corte d’appello di Catanzaro, riuniti nell’aula bunker di Lamezia Terme, hanno emesso la sentenza nel maxi processo Rinascita Scott contro le cosche di ‘ndrangheta della provincia di Vibo Valentia. Una sentenza che arriva a distanza di sei anni dall’inchiesta della Dda di Catanzaro: era il 19 dicembre del 2019. Quel giorno, nel corso dell’operazione che vide in prima fila carabinieri e polizia, furono arrestate 334 persone. In primo grado gli imputati sono stati 338, 207 dei quali condannati dal Tribunale di Vibo Valentia con pene che variano dai 30 anni ai 10 mesi di reclusione. Gli imputati nel processo di appello sono 206.
L’ex parlamentare di Forza Italia, Giancarlo Pittelli è stato condannato a sette anni e otto mesi. Pena rideterminata, esclusa l’aggravante mafiosa. In primo grado era stato condannato a 11 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e per due casi di rivelazione di segreto d’ufficio. Il dispositivo della sentenza è ancora in corso di lettura. Condanna di due anni per Giorgio Naselli, tenente colonnello dei carabinieri e all’epoca dei fatti comandante provinciale a Teramo.
Non regge la contestazione di associazione mafiosa nei confronti dell’ex consigliere regionale del Pd (nonchè ex consigliere comunale di Vibo ed ex assessore provinciale), Pietro Giamborino, nei cui confronti la Procura Generale di Catanzaro aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione. Per lui in primo grado la condanna a un anno e 6 mesi per traffico di influenze illecite, ma anche da tale accusa è stato ora assolto dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Il cugino Giovanni Giamborino passa, invece, dalla condanna a 19 anni e 6 mesi rimediata in primo grado alla pena di 13 anni e 6 mesi in appello e la Corte ha disposto per lui l’immediata liberazione (era detenuto in carcere dal 19 dicembre 2019). Assolta anche Benedetta Giamborino. Per Pietro Giamborino non ha dunque retto l’accusa di essere organico al clan di Piscopio. I giudici di primo grado, pur assolvendolo avevano rimarcato in sentenza che «dal materiale probatorio emerge senza dubbio una condotta torbida dell’imputato che ha mostrato di ricercare rapporti con esponenti della criminalità organizzata, sebbene adottasse elaborate cautele per nascondere quei legami che avrebbero messo a repentaglio l’immagine di uomo delle istituzioni».
Per il Tribunale «Pietro Giamborino ha fatto parte di quella «zona grigia in cui i clan strizzano l’occhio alla politica e ne pretendono i favori dopo averla assecondata e Giamborino ha certamente fatto parte del vecchio locale di ‘ndrangheta di Piscopio, ma non può dirsi altrettanto per l’adesione al nuovo clan fondato nel 2009». Da qui l’assoluzione, ora confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro, poichè «le commissioni di Giamborino – avevano scritto i giudici nella sentenza di primo grado – con ambienti criminali non sono sufficienti per provare il contributo che Giamborino avrebbe offerto all’associazione mafiosa». (
Assolto Pasquale Bonavota
Assolto Pasquale Bonavota, storico esponente dell’omonimo e potentissimo clan di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio. Nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia, fu arrestato il 27 aprile 2023 a Genova. In primo grado erano stati chiesti 28 anni.
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