Maggioranza e governo tirano un sospiro di sollievo: il banco di prova del primo voto segreto sulla legge elettorale viene superato senza scossoni. Anzi, guadagnando 7 voti in più rispetto ai numeri del centrodestra: 229 i voti contrari alle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, 222 i deputati della maggioranza presenti - come si evince scorrendo i tabulati della votazione - e che hanno votato no, 7 invece gli assenti tra le fila del centrodestra che non hanno partecipato al voto pur non essendo in missione (quindi, come si dice nel gergo dei palazzi, che risultano 'assenti non giustificatì). Precisamente, si tratta di 1 deputato di FdI, 1 di Forza Italia, 4 della Lega e 1 di Noi moderati. Mentre sono 5 i giustificati perchè in missione.
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Dunque, ma il condizionale è d’obbligo trattandosi di voto segreto, i vannacciani hanno votato contro le pregiudiziali e assieme alla maggioranza, come annunciato in dichiarazione di voto, anche se c'è chi non esclude che i voti in più possano arrivare dalle opposizioni. Eppure nel centrodestra, che ufficialmente ostentava tranquillità, i timori erano alti, tanto da far scattare una vera e propria 'chiamata alle armì, con l’arrivo alla Camera di ministri, sottosegretari e viceministri (ironizza il vannacciano Ziello «queste aule così affollate si vedono solo nelle grandi occasioni, si vedono fantasmi che appaiono quando la posta è alta, quando è in gioco la poltrona su cui sono imbullonati"). Insomma, un serrare i ranghi voluto dalla stessa premier, che non ha mancato di rimarcare in più occasioni la portata del voto, con le dirette conseguenze che un incidente avrebbe avuto sulla durata stessa della legislatura: se la legge elettorale viene bocciata si va tutti a casa. E il messaggio - che vale tanto più per il via libera finale - è arrivato forte e chiaro, almeno in occasione del primo voto. Dal ministro dell’Economia al titolare del Turismo, dal Guardasigilli al ministro delle Politiche Ue fino al titolare della Farnesina nonchè vicepremier (assente invece l’altro numero due, Salvini, che però non vota in quanto senatore), tutti presenti per votare. Archiviato il primo voto segreto, i riflettori ora sono già puntati su giovedì prossimo, quando la Camera dovrà licenziare in via definitiva la riforma, a scrutinio segreto.
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La compattezza di oggi, tuttavia, non elimina del tutto i timori sull'appuntamento finale: «L'aula è sempre sovrana», glissa il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, secondo il quale «non c'è nessun voto pericoloso. Certamente il voto di oggi era delicato» ma «è chiaro che» il voto finale «ha un peso politico maggiore, un valore politico enorme». Derubrica invece la portata del voto odierno il capogruppo FdI Galeazzo Bignami: «Non ci aspettavamo un voto diverso». Bignami non vede nubi all’orizzonte, «non credo» ci saranno problemi la prossima settimana. Infine il capogruppo scherza sul rispetto ferreo delle regole imposto dalla presidenza di Montecitorio: «Abbiamo invitato e fatto entrare tutte scolaresche 'amichè» così dalle tribune potranno fotografare il voto. Il riferimento è al fatto che collaboratori e addetti stampa dei gruppi non possono accedere alla tribuna centrale (esattamente sopra ai banchi di FI e Lega), ma solo nelle tribune riservate agli operatori tv, così da evitare video e foto che attestino il voto dei deputati di maggioranza, come successo in occasione del primo via libera alla Camera. Dunque, la prossima settimana per il centrodestra il canovaccio sarà lo stesso: tutti richiamati a garantire la presenza, compresi i ministri deputati, non sono ammesse assenze se non quelle indispensabili. E se è vero che la data cerchiata in rosso è l’8 ottobre, la blindatura della maggioranza vale anche per i voti di fiducia: l’immagine deve essere quella di una coalizione compatta, viene spiegato. Gli 'attenzionatì restano i colleghi azzurri e leghisti, ma i malumori finora hanno serpeggiato anche tra le donne, quindi nulla - è il leit motiv - può essere dato per scontato. Sullo sfondo resta l’ipotesi di elezioni in primavera, su cui sta ragionando FdI anche se gli alleati hanno già piantato paletti, caldeggiando la scadenza naturale della legislatura. Quanto al timing, il calendario è serrato: lunedì il governo - che ha sciolto la riserva sul numero di fiducie - porrà la questione di fiducia sui primi tre articoli (sistema di elezione della Camera, sistema di elezione del Senato, ovvero i due architravi dell’intera riforma, e ridefinizione del collegio di Bolzano), tutti a rischio scrutini segreti e sui quali le opposizioni hanno presentato una serie di emendamenti per tentare il bis di metà luglio sulle preferenze, bocciate per un solo voto di differenza. Le prime due fiducie saranno votate martedì, mercoledì la terza, per poi passare al voto 'ordinariò sull'articolo 8, che estende il voto fuori sede ai caregiver familiari (sul quale non si può chiedere lo scrutinio segreto e le opposizioni non hanno presentato emendamenti). Poi gli ordini del giorno e giovedì mattina dichiarazioni di voto e voto finale (segreto) verso le 12,30, con tanto di diretta televisiva.
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