È una delle figure più significative del giornalismo del Novecento quella che Alfio Bonaccorso ricostruisce nel suo nuovo libro "Alfio Russo. Il Gran Siciliano alla direzione del Corriere della Sera” (Carocci), presentato nei giorni scorsi in prima assoluta nel corso della sedicesima edizione di Taobuk. Pubblicato nell’anno in cui il quotidiano celebra i 150 anni dalla fondazione, il volume, con la prefazione di Stefano Montefiori, riporta all’attenzione il giornalista etneo che guidò il quotidiano di via Solferino dal 1961 al 1968. In dialogo con il giornalista Andrea Cerra, l’autore ha ripercorso una narrazione fondata su documenti, testimonianze e approfondimenti storici. Ad arricchire l’incontro le letture di Rita Re, direttrice artistica del Teatro Stabile di Mascalucia "Mario Re". Ne è emerso il ritratto di un cronista rigoroso e indipendente, profondamente legato ai valori delle istituzioni e della democrazia, e perciò vocato al rinnovamento dell’informazione negli anni del boom economico e delle grandi trasformazioni del Paese.

“Sin dai tempi della sua direzione alla ‘’Nazione’’ e poi ancora in via Solferino – ha affermato Bonaccorso - Russo è stato uno straordinario innovatore, capace di coniugare tradizione e modernità. Da direttore del Corsera, fu lui ad assumere la prima donna redattrice, lui a dedicare una rubrica ai lettori e a promuovere giovani talenti che segneranno la storia del giornalismo negli anni a venire, tra i quali Franco Di Bella, Alberto Cavallari e Piero Ottone”. “La sua più grande impresa – prosegue - ottenuta grazie al sostegno dell’ottimo ed autorevole Emilio Cecchi, fu convincere il gotha degli scrittori del tempo a partecipare attivamente alla vita del giornale: tra di loro, Alberto Moravia che divenne un collaboratore assiduo. Russo affidò alle migliori penne della redazione, il cui esponente di punta era certamente Indro Montanelli, il compito di condurre una serie di inchieste a puntate – le prime ad apparire su un quotidiano italiano – accendendo i fari sull’Italia che cambiava, dall’economia all’industria, dalla politica alle relazioni internazionali”.
Il direttore, nato a Giarre nel 192, “seppe leggere – prosegue l’autore - molti dei mutamenti in atto senza mai arretrare dinnanzi all’orgogliosa indipendenza della linea editoriale, anche quando le sue decisioni costarono grossi sacrifici al giornale, poi ampiamente ripagati dal sostegno dei lettori che appoggiarono, più di chiunque altro, le scelte di Russo. Sono anche gli anni della tragedia del Vajont e Alfio Russo si fa promotore di una sottoscrizione pubblica sulle colonne del quotidiano a sostegno delle popolazioni in difficoltà”. “Russo – aggiunge ancora Bonaccorso - fu un liberale e atlantista convinto, in un’epoca politicamente instabile in cui si affacciava alla ribalta il primo governo di centro-sinistra della storia repubblicana, destando insieme speranze e preoccupazioni. Attraverso carteggi inediti e testimonianze, si restituisce il ritratto di un direttore sempre interessato a dialogare con il suo tempo, al di là di ogni steccato ideologico.

Il volume s’inserisce nel percorso di ricerca e divulgazione che caratterizza l'attività di Alfio Bonaccorso, fine intellettuale impegnato nella valorizzazione delle grandi personalità della cultura e della storia siciliana. Come nel precedente “A Taormina. Da Oscar Wilde a John Steinbeck” (Giulio Perrone Editore, 2025), dedicato ad una città simbolo della cultura mediterranea e ai protagonisti che ne hanno alimentato il mito internazionale, Bonaccorso conferma la capacità di coniugare rigore documentario e sensibilità narrativa, restituendo alla memoria collettiva figure e vicende di importante rilievo. Un lavoro, il suo, che va di pari passo con l’attività di operatore culturale, in atto al vertice di Taobuk in qualità di direttore esecutivo. Particolarmente significativo il momento conclusivo della presentazione, segnato dal conferimento all’autore del prestigioso Taobuk Award. A consegnarlo è stata Antonella Ferrara, presidente e direttrice artistica del Festival, che ha voluto altresì sottolineare il percorso condiviso con l’amico e collaboratore nella costruzione di uno dei più importanti appuntamenti culturali del Mediterraneo, come taobul. Un riconoscimento che suggella un lungo e fecondo sodalizio intellettuale, dal quale ogni anno scaturisce una programmazione densa di contenuti, perfettamente armonizzata e curata in ogni dettaglio.
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