La nuova geografia mafiosa dell'Arenella e dell'Acquasanta a Palermo. Maxi operazione della Procura con 13 arresti I NOMI

Data Pubblicazione

La nuova geografia mafiosa dell'Arenella e dell'Acquasanta a Palermo. Maxi operazione della Procura con 13 arresti I NOMI

La nuova geografia mafiosa dell'Arenella e dell'Acquasanta a Palermo. Maxi operazione della Procura con 13 arresti I NOMI

Erano tornati nuovamente dentro il potere mafioso dell'Arenella e dell'Acquasanta nonostante il carcere, Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo, che oggi hanno rispettivamente 78 e 76 anni. E si sono incontrati spesso in questi ultimi anni. Due boss storici di Cosa nostra che sono stati riarrestati questa notte insieme ad altri gregari e picciotti dei due gruppi nel corso di una maxi operazione della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia.

E' questa la ri-lettura sulla nuova geografia mafiosa dei due grandi quartieri, messa a punto dopo l'indagine portata avanti in questi mesi dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio con i colleghi della Distrettuale antimafia palermitana. Che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Walter Turturici. Sono 45 complessivamente gli indagati, per 8 di loro il gip ha deciso il carcere, per altri 5 gli arresti domiciliari. In carcere sono finiti Raffaele Galatolo, Benedetto Marciante, Angelo Galatolo alias “Angelino” (classe 1988), Paolo Manno, Angelo Galatolo alias “Nascone” (classe 1966), Davide Matassa, Stefano Fidanzati e Pietro Magrì.

Ai domiciliari vanno invece Gaetano Pensavecchia, Luigi De Francesco, Fabio Ferrara, Luigi Costa e Antonino Sileno.

Il Nucleo speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha sviluppato le indagini. Gli indagati sono in totale 45 e rispondono di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.

La stirpe mafiosa dei Galatolo è radicata ormai da cent'anni all'Acquasanta, e la maggior parte di loro vive tuttora in quello che da sempre è considerato il luogo più tristemente rappresentativo della massima espressione mafiosa, vico Pipitone, che fu ribattezzato “lo scannatoio dei Corleonesi”, tristemente noto per essere il luogo in cui venivano torturati quelli che avevano osato ribellarsi a Totò Riina. All’interno del vicolo era stata attrezzata una vera centrale della morte, la “casuzza”. Erano gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, quando da vicolo Pipitone partivano gli uomini di Cosa nostra incaricati di commettere gli omicidi eccellenti nei confronti del generale Dalla Chiesa, del giudice istruttore Rocco Chinnici, del segretario regionale del Pci Pio La Torre e del commissario Ninni Cassarà.

Secondo la nuova indagine il lungo periodo in carcere non ha scalfito le certezze mafiose per Raffaele Galatolo, il quale anzi secondo la Procura ha approfittato dei periodi di semilibertà per riprendere la propria “posizione” all'interno di Cosa nostra, peraltro con un ruolo di rilievo, quello di reggente della famiglia mafiosa dell’Acquasanta. E le “prove” di questo reinserimento le ha passate tutte in rassegna il gip Walter Turturici nella sua ordinanza, sulla scorta delle indagini. Eccone solo alcune, le più rappresentative: ha scalzato Giovanni Ferrante dalla guida della famiglia dell’Acquasanta (“ti devi fare i fatti tuoi”), con l'intento di passare alle maniere forti sparando se non ci fosse riuscito; in parecchie conversazioni intercettate è stato riconosciuto come capo della famiglia mafiosa dell’Acquasanta (i suoi familiari dicevano di lui: “si prende gli impegni per tutti […] lui vuole ritornare […] c'è tutto... tutta via Montalbo piena... […] ha preso possesso del territorio”); ha scalzato i suoi parenti nella gestione delle attività economiche ed imprenditoriali storicamente appartenenti ai Galatolo, gestendo anche il mantenimento dei detenuti. S'è occupato per esempio della destinazione dei guadagni che arrivavano dal biscottificio e del terreno di via Castellana Bandiera, e in accordo con Marciante ha investito il denaro di Antonino Madonia nella fabbrica di caffè di Pensavecchia. S'è perfino occupato della destinazione a Giovanni Fontana dei profitti del noleggio dei carrelli all’interno del mercato ortofrutticolo, ovvero del business delle “carrettelle”.

Galatolo ha poi distribuito incarichi all’interno della famiglia mafiosa, oppure ha posto dei veti: ha eletto Benedetto Marciante come suo braccio destro, addirittura conferendogli una sorta di “delega omnibus” (“Benedè!!! Tu puoi andare libero! Libero! Libero! […] fai quello che vuoi non ti preoccupare!”). Secondo la Procura ha poi governato il traffico di droga e le piazze di spaccio, la raccolta delle scommesse abusive, e ha intrattenuto rapporti con mafiosi appartenenti ad altre famiglie: lo storico boss Michele Siracusa di Borgo Vecchio, per la vendita di droga in via Montalbo; con l'intervento del boss ergastolano Cillari ha preso accordi con i fratelli Leonardo e Giovan Battista Marino, mafiosi di Borgo Vecchio, per autorizzarli alla raccolta delle scommesse all’Acquasanta, ottenendo in cambio la quota di 600 euro mensili. Ma soprattutto s'è incontrato riservatamente più volte tra il 2020 ed il 2022 con Stefano Fidanzati, storico boss della famiglia dell’Arenella, per risolvere questioni tipicamente mafiose. Ha avuto anche il controllo dei voti dell’Acquasanta, come è emerso - scrive il gip - in occasione del “duplice patto elettorale concluso con il politico Girolamo Russo”.

E poi c'è Stefano Fidanzati, che è una figura storica di Cosa nostra. Già nel 2020 si è verificato un incontro con Raffaele Galatolo. Questo dato si ricava da una conversazione datata 15 gennaio 2022 tra Benedetto Marciante e Galatolo stesso in casa di quest’ultimo, mentre il boss dell’Acquasanta raccontava che si era incontrato con Fidanzati quando “camminava”, ovvero quando era autorizzato a muoversi liberamente. E grazie alle recenti nuove indagini secondo la Distrettuale antimafia Stefano Fidanzati è emerso nuovamente come “punto di riferimento mafioso del territorio dell’Arenella”. Sia gli abitanti del quartiere, che i mafiosi appartenenti ad altri territori, lo hanno riconosciuto come il soggetto a cui rivolgersi per “chiedere autorizzazioni e risolvere diatribe”. E lui non si è mai sottratto a queste richieste, anzi si è prodigato per far sentire la propria autorevole voce mafiosa, sia avvalendosi di intermediari, sia organizzando incontri riservati. Il mafioso Benedetto Marciante, intercettato, ha detto che “rappresenta la casa”, e persino un mafioso come Antonino Tarantino ha spiegato in una conversazione che non avrebbe avuto alcun problema a pagare il pizzo, se Fidanzati glielo avesse chiesto.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati