La banda di Napoli che truffava anziani in Calabria e Sicilia: 17 arresti

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La banda di Napoli che truffava anziani in Calabria e Sicilia: 17 arresti

La banda di Napoli che truffava anziani in Calabria e Sicilia: 17 arresti

Associazione a delinquere finalizzata alle truffe agli anziati, ricettazione e riciclaggio. Sono questi i reati contestati a 21 indagati dalla procura di Napoli: 15 in carcere, 2 ai domiciliari e 4 sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Paventavano alle vittime incidenti stradali gravissimi, che avrebbero addirittura potuto comportare gravi condanne che però potevano essere evitate pagando ad horas: agiva in tutta Italia l’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri di Genova che, coordinati dalla Procura di Napoli, oggi hanno eseguito le misure cautelari.
A loro sono contestate 33 truffe plurime aggravate di cui 27 consumate e 6 tentate tra maggio 2024 e gennaio di quest’anno, con un bottino complessivo ancora il corso di quantificazione, ma che per gli investigatori supera di gran lunga i 300.000 euro.

Le truffe sono state commesse soprattutto in Liguria tra Genova e Chiavari, in Lombardia tra Voghera e Pavia, a Verona, Tra Roma e Latina, a Ottaviano in Campania, e ancora a Cosenza, Lametia Terme e Catanzaro in Calabria e a Palermo e Monreale in Sicilia.
Nel corso dell’indagine sono state arrestate in flagranza di reato 5 persone e denunciate altre 7 sempre per truffa e tentata truffa aggravata, recuperando denaro e gioielli per circa 150.000 euro.

Link to La banda per agire aveva ruoli ben definiti:La banda per agire aveva ruoli ben definiti:

i telefonisti contattavano le vittime, i trasfertisti andavano a prelevare il denaro e i gioielli delle vittime e i corrieri, pur non partecipando alle truffe, avevano il compito di trasportare il bottino a Napoli, base operativa del gruppo. Lo schema era quello classico delle telefonate da sedicenti appartenenti all’Arma dei carabinieri o avvocati che riferivano che un parente della vittima, un figlio o un nipote in genere, aveva provocato un incidente stradale con un ferito grave e che per evitare guai al parente era necessario pagare una cauzione che sarebbe stata ritirata da un incaricato che si presentava a casa poco dopo. Naturalmente il telefonista continuava ininterrottamente la chiamata per evitare che la vittima potesse contattare qualcuno e scoprire l’inganno.

Link to La base logistica in un appartamento di Napoli con succursale in SiciliaLa base logistica in un appartamento di Napoli con succursale in Sicilia

Il gruppo si trasferiva su il territorio nazionale con auto a noleggio, gli smartphone che utilizzava avevano sim intestate a prestanome e comunicava attraverso social network e messaggistica istantanea. La base logistica era in un appartamento a Napoli che era adibito a call center e nel quale la coppia a capo dell’organizzazione si riuniva con i telefonisti. Ma la banda era radicata anche in Sicilia, dove 2 degli indagati operavano in provincia di Palermo, da lì inviando il bottino delle truffe a Napoli.

Link to Due orafi impegnati nel riciclaggioDue orafi impegnati nel riciclaggio

Il gruppo poteva contare sul supporto al meno di 2 orafi napoletani che valutavano, smontavano, acquistavano e riciclavano i gioielli. Uno è titolare di una gioielleria nel cuore del capoluogo campano, mentre l’altro ha un laboratorio orafo abusivo al Borgo Orefici. Il bottino è stato reinvestito anche nell’acquisto di un immobile e di un’agenzia scommesse nella quale le veniva 'lavato' il denaro sporco.
Oltre alle misure cautelari sono stati eseguiti il sequestro prevenivo del laboratorio abusivo dell’orafo, dell’abitazione nel quartiere di Poggioreale acquisita con il bottino e dell’agenzia di scommesse nel quartiere di San Giuseppe, nonché di tre auto, una moto e denaro.

Link to Gratteri: "Reati odiosi"Gratteri: "Reati odiosi"

«E' un’indagine su reati odiosi - ha detto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri - commessi sugli anziani, gente che ha abusato della fragilità di gente malata e che vive grandi difficoltà. Presunti innocenti che via telefono, fingendosi carabinieri, a conoscenza dei nomi dei figli e dei nipoti, prospettavano arresti, incidenti, denunce e cauzioni per evitare il carcere». Ai truffatori gli anziani consegnavano soldi e gioielli, ha detto ancora Gratteri «anche 8-9mila euro».

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