L'Aula della Camera ha approvato il piano casa con 165 voti a favore, 117 contrari e 5 astensioni. Il provvedimento, che ora passa al Senato, punta tra l'altro a un programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale. L'esame in Aula è stato segnato da un duro scontro tra centrosinistra ed esponenti di Futuro Nazionale sugli ordini del giorno discussi la sera precedente.
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Il testo istituisce un commissario straordinario per l'attuazione del programma e una Cabina di monitoraggio presieduta dal presidente del Consiglio o dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la partecipazione di Anci, Comuni e Regioni interessati e dei rappresentanti delle associazioni degli enti di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. È previsto un fondo rotativo di garanzia per la copertura del rischio di morosità incolpevole, con una dotazione iniziale di 22 milioni di euro per il 2026 e 2 milioni per il 2027, alimentato anche da una quota dei canoni di locazione versati dai conduttori degli alloggi di Erp.
In sede referente è stato introdotto un articolo che inserisce tra le categorie prioritarie ammesse al Fondo di garanzia per la prima casa le persone con disabilità permanente e chi conviva da almeno 2 anni con un familiare – figlio, figlia, fratello o sorella – con disabilità permanente. Viene inoltre rifinanziato, con 8,5 milioni di euro per il 2026, il fondo per gli alloggi degli studenti universitari fuori sede istituito dalla legge di bilancio per il 2021, e si normano le possibilità di riscatto degli alloggi di edilizia residenziale pubblica esistenti. Per contrastare il disagio abitativo, il dipartimento per le Politiche di coesione della Presidenza del Consiglio è autorizzato a sottoscrivere nel 2026 quote per 100 milioni di euro del Fondo Housing Coesione di Invimit Sgr. Secondo il dossier della Camera, le risorse complessive ammontano a 970 milioni di euro per il periodo 2026-2030.
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Sul fronte politico, gli ultimi interventi della sera precedente hanno acceso un duro confronto. Il dem Federico Fornaro ha sostenuto che Futuro Nazionale avrebbe «superato un limite», in particolare con il deputato Rossano Sasso, che a suo dire avrebbe richiamato «nomi di persone straniere con una generalizzazione» tale per cui «il solo fatto di avere un nome straniero, ad essere di una religione» basterebbe per «essere marchiato», con un richiamo «al '38, alle leggi razziali». Per Andrea Casu (Pd) la collega Ouidad Bakkali sarebbe stata richiamata all'ordine «durante i continui interventi di chiara matrice razzista» del gruppo, definiti «un precedente grave nella storia della Repubblica». Sulla stessa linea Marco Grimaldi (Avs) e Andrea Quartini (M5s), secondo cui gli interventi sarebbero stati «impregnati di nazifascismo, razzismo».
Le accuse sono state respinte da Futuro Nazionale. «Voi siete razzisti con gli italiani», ha replicato Sasso, rivendicando la linea «prima la casa agli italiani». Come riportano i resoconti dell'assemblea, Bakkali era stata richiamata all'ordine dalla vicepresidente Anna Ascani dopo aver protestato mentre Sasso pronunciava queste parole: «Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco. Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul. E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù». Oggi, in apertura di seduta, lo stesso deputato ha rivendicato «fino all'ultimo quanto proferito ieri»: «Chiediamo semplicemente di mettere nell'assegnazione delle case popolari prima gli italiani e molto dopo bengalesi, pachistani e marocchini, questo non è razzismo, è un'opinione politica». Per Edoardo Ziello (Futuro Nazionale), inoltre, se gli interventi fossero stati quelli denunciati, la presidente di turno Ascani – del Pd – «avrebbe richiamato all'ordine più volte Sasso», cosa che «non ha fatto».
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