«I sondaggi che faccio ogni giorno sono tra la gente, sui mezzi di trasporto, in metropolitana, in autobus, in treno». Roberto Vannacci risponde così, alla vigilia di un evento a Vicenza, a chi gli chiede delle ultime rilevazioni che quotano il suo movimento, Futuro Nazionale, al 6%. Una posizione di forza che il generale sceglie di descrivere attraverso un parallelismo storico: «Faccio come Winston Churchill, che quando dovette decidere se resistere o fare una pace separata con la Germania, sentendo il polso delle persone in metropolitana decise di tenere duro. Abbiamo una cosa in comune, siamo due militari». Nel corso di un lungo colloquio con l'ANSA, il generale ha fatto il punto sui temi politici in agenda.
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In primo piano, la «remigrazione», che Vannacci promette di mettere al centro nel suo prossimo libro.
«Dopo "Il coraggio vince", che è un’autobiografia della mia vita, adesso sono in procinto di pubblicare un terzo libro. Se troverò il tempo - spiega - lo metterò in auto pubblicazione, spero entro la fine dell’estate. I tre quarti li ho già terminati e sarà un libro sulla remigrazione, nel quale spiego per filo e per segno cos'è, su che cosa si basa». Perché per il generale il «sogno», l’obiettivo sul «lunghissimo termine da raggiungere, come si fa quando si mangia un elefante, un boccone alla volta, è di ritornare a un massimo di popolazione straniera nella società italiana del quattro per cento».
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L’analisi tocca poi i dossier internazionali: da una parte la recente operazione militare statunitense in Iran, archiviata come un «fallimento geopolitico», dall’altra il prezzo dell’energia in Italia - «la più cara di qualsiasi altra area industrializzata del pianeta» - a cui si potrebbe porre rimedio "riaprendo i rubinetti con la Russia».
La cosa, sostiene, oggi «è possibile senza alcuna problematica con il gas che ad oggi non è sottoposto a sanzioni. Ci sono già sei nazioni europee - chiarisce - che hanno quintuplicato, sestuplicato, addirittura, fatto salire esponenzialmente le importazioni di gas naturale liquefatto dalla Russia».
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Inoltre, ha aggiunto proprio nel giorno in cui annuncia l’ingresso a Strasburgo di Fn nell’Europe of Sovereign Nations (Esn), «noi come Italia dovremmo fare altrettanto col petrolio, fregarcene del Green Deal e non applicare più la tassa sulla produzione di anidride carbonica». Il punto, per Vannacci, è che qualsiasi politica «saggia fa solamente gli interessi del proprio elettorato e della nazione a cui appartiene». Dunque, si deve riflettere sul fatto che, tornando alla guerra in Medio Oriente, «chi ne ha pagato le spese e chi ne continuerà a pagare le spese sono l’Italia e l’Europa». Questo, anche se «da un punto di vista informativo la si cerca di camuffare, in una sorta di vittoria che vittoria non è».
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In conclusione, Vannacci si è espresso sul tema dell’autonomia: «questa voglia veneta di più autonomia la capisco e la condivido. Perché il Veneto è, tra virgolette, la locomotiva d’Italia insieme alla Lombardia e quindi chi produce ricchezza vorrebbe che questa ricchezza rimanesse all’interno della regione nella quale è stata prodotta».
Di questo, e di altri temi, il generale si augura di avere "presto a Treviso» un confronto pubblico con l’ex presidente del Veneto: con lui, dice, ci sono «idee diverse di destra, perché l'idea di Zaia di destra è molto diversa dalla mia».
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