Accordo ufficiale fra il governo britannico di Keir Starmer e l’Ue per la riadesione del Regno Unito all’Erasmus, il programma di scambio di studenti europei abbandonato dall’isola dopo la Brexit, cinque anni fa. Lo certifica un comunicato congiunto di Londra e di Bruxelles, sullo sfondo di un miglioramento delle relazioni post-divorzio.
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Nato nel 1987 come una scommessa sulla mobilità studentesca, l’Erasmus+ si è trasformato nel pilastro fondamentale dell’integrazione europea. Quello che era nato come un semplice acronimo tecnico (European community Action Scheme for the Mobility of University Students) è oggi un tributo vivente a Erasmo da Rotterdam, l'umanista che per primo fece del viaggio e dello scambio culturale una missione di vita. Con oltre 16 milioni di partecipanti dalla sua fondazione, il programma rappresenta l’iniziativa più longeva e di successo finanziata dall’Unione Europea.
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Esiste un falso mito da sfatare: l’Erasmus+ non è un’esclusiva degli universitari. Oggi il programma abbraccia ogni fase della vita, promuovendo la crescita personale e la partecipazione attiva in molteplici settori. Le opportunità di mobilità e cooperazione sono suddivise in macro-aree strategiche:
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Scuola e Formazione: Dai piccoli della scuola dell'infanzia ai dirigenti scolastici, fino agli apprendisti degli istituti professionali.
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Istruzione Superiore: Studenti di triennale, magistrale e dottorato, ma anche docenti e personale amministrativo.
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Gioventù e Adulti: Progetti per giovani dai 13 ai 30 anni, animatori socio-educativi e percorsi di formazione continua per gli adulti.
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Sport: Sostegno a professionisti, allenatori e volontari del settore.
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Per il settennio 2021-2027, l’Unione Europea ha messo in campo una forza finanziaria senza precedenti: 28,4 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto alla dotazione precedente. L’obiettivo è ambizioso: coinvolgere oltre 10 milioni di persone mettendo al centro tre priorità assolute: l'inclusione sociale, la transizione ecologica e l'innovazione digitale. Non si tratta solo di studio, ma di formare cittadini europei consapevoli, empatici e pronti per le sfide del mercato del lavoro globale.
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Le statistiche parlano chiaro: l'Erasmus+ parla al femminile. Secondo il Rapporto 2023, il 63% dei partecipanti complessivi e il 65% dei tirocinanti sono donne. L'Italia si conferma protagonista di questo trend: dal 1987 a oggi, sono circa 455mila le studentesse italiane che hanno varcato i confini nazionali per mettersi in gioco.
Numeri che raccontano non solo di esami sostenuti all'estero, ma di barriere linguistiche abbattute e di una rete di connessioni umane che, come recita il motto del programma, "arricchisce la vita e apre la mente".
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