I verbali del collaboratore di giustizia Francesco Bellusci – depositati tra ieri e oggi dai pm al processo Hydra – offrirebbero, secondo l'accusa, uno spaccato degli affari del presunto consorzio fra le tre mafie in Lombardia: dal contante ostentato sui social a una società che sarebbe stata creata per il lavoro nero, fino a un debito che il pentito collega al mandamento di Castelvetrano di Matteo Messina Denaro. Bellusci, 38 anni, affiliato alla 'ndrangheta della «locale» di Legnano-Lonate Pozzolo, è stato ascoltato dai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
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Nel racconto del collaboratore comparirebbero foto e video pubblicati su TikTok e Instagram in cui Gioacchino Amico, indicato come referente in Lombardia del clan camorristico dei Senese, e Christian Gregorini, detto «Dollarinò» e ritenuto vicino alla camorra, «contavano i soldi e si facevano tipo i sandwich, tipo il panino con i soldi facevano queste stupidate». In un altro filmato, riferisce Bellusci, i due avrebbero mostrato «il borsello di Louis Vuitton con dentro fasce di soldi» in un «video sull'aereo».
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Tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 Bellusci, Amico e Gregorini avrebbero costituito una società, la Gfe, con la quale – secondo il verbale – avrebbero «programmato di effettuare illegalmente somministrazione di manodopera», evadendo i contributi. L'operazione sarebbe servita anche «per favorire» il rientro dei debiti di Amico nei confronti dei Pace, famiglia indicata come legata al mandamento di Castelvetrano di Matteo Messina Denaro. Dopo aver trovato un ufficio a Cuggiono, nel Milanese, e aver cercato i primi clienti, il collaboratore – soprannominato «occhi celesti» – sarebbe però stato estromesso.
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Secondo la ricostruzione, i due soci «prendono, partono e se ne vanno giù (...) a Terrasini», in Sicilia, lasciando Bellusci all'oscuro di tutto mentre lavorava anche per loro. «Questo io non lo vengo a sapere. Per ciò io mi stizzo lì», mette a verbale il collaboratore, che attribuisce la rottura soprattutto a Gregorini: «Automaticamente Gregorini mi aveva tagliato fuori, non tanto Gioacchino Amico, ma Gregorini. Gregorini aveva molta influenza su Gioacchino Amico (...). Quindi io poi, là decido di mollare».
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In un altro passaggio dei verbali lo stesso collaboratore avrebbe ricostruito un affare legato a «grosse truffe in vari settori», da realizzare sfruttando un capannone nel Milanese e rivendendo la merce, rimasto anch'esso senza esito. In quell'occasione, secondo Bellusci, sarebbe stato ancora Amico a spiegare «con grande naturalezza» che si sarebbe «occupato lui di emettere le fatture per consentire di far uscire il denaro dalle varie società coinvolte e per trasformarlo in denaro contante da distribuire».
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Le dichiarazioni di Bellusci sono fra gli atti depositati nel processo con rito ordinario a carico di 44 imputati, nato dall'inchiesta della Dda di Milano che ha ipotizzato l'esistenza di una «mafia a tre teste» – Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra – per la gestione degli affari illeciti in Lombardia. Il giro di denaro contante ricostruito nei verbali sarebbe frutto, secondo l'accusa, di estorsioni, traffico di droga e altre attività illecite, non sempre andate a buon fine.
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