No al blocco delle auto "tradizionali" dal 2035, Tajani: "Una decisione che salva 70.000 posti di lavoro"

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No al blocco delle auto "tradizionali" dal 2035, Tajani: "Una decisione che salva 70.000 posti di lavoro"

No al blocco delle auto "tradizionali" dal 2035, Tajani: "Una decisione che salva 70.000 posti di lavoro"

Un passo in avanti come noi chiedevamo e questo significa salvare 70.000 posi di lavoro. La scellerata idea di bloccare le auto non elettriche significava perdere 70.000 posti di lavoro», ha detto a Tg2Post il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «E' giusto stare attenti al clima, però la scelta che fu fatta è certamente sbagliata».

Brusco, per quanto ormai atteso, dietrofront di Bruxelles sul divieto totale di vendita dei motori termici dal 2035. Uno stop diventato il simbolo di un Green deal sempre più sotto pressione di industrie e governi. A dodici mesi dall’avvio del dialogo con il comparto dell’automotive in crisi, la Commissione Ue riscrive il regolamento sulle emissioni consentendo alle case automobilistiche di ridurre dal 2035 le emissioni CO2 allo scarico del 90% rispetto al 2021, non più del 100% come oggi previsto.

La revisione varata a Strasburgo dopo intense discussioni tra i commissari - che hanno allungato di qualche ora i tempi di presentazione del pacchetto - lascia dunque spazio sul mercato post 2035 alla commercializzazione di veicoli con motori termici, ibridi plug-in e con range extender, non solo elettrici o a idrogeno. I colossi dell’automotive dovranno compensare quel 10% di emissioni rimanenti attraverso 'creditì che potranno accumulare con l’impiego di acciaio a basse emissioni 'made in Europè per la costruzione dei veicoli o con l’utilizzo di carburanti sostenibili, come e-fuel e biofuel avanzati. Purché - precisa Palazzo Berlaymont - non siano biocarburanti di origine alimentare.

Secondo le stime Ue, sul mercato post 2035 sarà ammessa una quota del 30-35% di veicoli non pienamente elettrici. «L'Europa rimane in prima linea nella transizione globale verso un’economia pulita», ha assicurato la leader dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen, come a voler rassicurare che la revisione non minerà gli obiettivi di transizione dell’Ue. Quella arrivata da Strasburgo è però una «breccia nel muro dell’ideologia», nelle parole del ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che ha rivendicato il ruolo di Roma nel portare avanti la battaglia sul principio di neutralità tecnologica, oggi riconosciuto nelle norme riviste.

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