Israele ostacola il Memorandum: "L'Idf resta in Libano"

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Israele ostacola il Memorandum: "L'Idf resta in Libano"

Israele ostacola il Memorandum: "L'Idf resta in Libano"

Sulla tomba del fratello, ucciso il 4 luglio 1976 durante la liberazione degli ostaggi a Entebbe, Benjamin Netanyahu ha condensato la determinazione di Israele. "Mi impegno qui, sulla tua tomba Yoni, rimarremo nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per proteggere il nord di Israele. Sull'Iran, qualunque siano gli sviluppi politici e diplomatici, non permetterò che si doti di armi nucleari», ha detto con gravità il primo ministro israeliano.

Nonostante la dichiarazione sia nella sostanza uguale a quelle già pronunciate nei giorni scorsi, il discorso solenne alla cerimonia commemorativa sul Monte Herzl a Gerusalemme è apparso carico di significato, oltre che un messaggio definitivo a Teheran, quanto all’amministrazione Usa. Per il primo ministro, il dossier Hezbollah, che la Repubblica islamica vuole fortemente legare all’accordo con gli Stati Uniti, deve invece restare fuori, e seguire la via del negoziato directo con il Libano che si sta tenendo a Washington, che martedì ospiterà il prossimo round. E su Hezbollah è arrivato anche il sostegno di Donald Trump: "Teheran deve immediatamente fermare i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente», ha scritto il presidente su Truth.

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La tregua è stata raccontata su social e media libanesi. Il giornalista Ramez Al-Qadi dell’emittente Al-Araby ha riferito che non si sono verificati attacchi né bombardamenti di artiglieria. Ha descritto la situazione come una 'calma vigile', in attesa di capire se la stabilità sarà mantenuta. Ma il ministero della Sanità libanese ha reso noto che 7 persone sono rimaste uccise in nuovi raid di Tsahal nella Beqaa e nella regione di Tiro.

Combattimenti ad altissima intensità ci sono stati invece tra le truppe di terra dell’Idf e i miliziani di Hezbollah intorno al complesso sotterraneo strategico per l'organizzazione sciita nel villaggio di Majdal Zun, a 10 chilometri dal confine con Israele, abitato a maggioranza da musulmani sciiti sostenitori di Hezbollah. L’unità Yahalam, ha riferito il corrispondente militare di Channel 12, ha scoperto il quartier generale sotterraneo profondo 29 metri e lungo oltre 200 metri, costruito sotto la kasbah del villaggio. Il complesso comprende 12 stanze adibite a alloggio e deposito armi, porte a battente e una struttura che consente il transito di veicoli al suo interno. Da questo sito, i droni possono volare fino a 200 chilometri di distanza verso le città israeliane. All’interno del tunnel sono stati scoperti quattro pozzi di lancio puntati verso Israele e centinaia di armi, tra cui missili anticarro, ordigni esplosivi e droni. L’Idf ha reso noto di avere ucciso «più di 20 terroristi», tra cui 10 dell’unità d’èlite Radwan. I soldati sono entrati per la prima volta nel villaggio, che - secondo gli esperti militari - rappresenta un crocevia strategico, da dove Hezbollah controlla la città e la Valle di Tiro. In un’altra operazione, nei tunnel a Kfar Tebnit ci sarebbero 30 miliziani accerchiati dall’Idf.

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Le delegazioni diplomatiche libanese e israeliana sono nel frattempo in partenza per Washington per il quinto round dei negoziati diretti. Secondo il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, il piano prevede che Israele e Hezbollah si ritirino gradualmente da determinate aree sperimentali, che verrebbero demilitarizzate. L’esercito libanese, che ha respinto qualsiasi partecipazione israeliana sul territorio, assumerebbe la responsabilità della sicurezza in quelle aree.

Hezbollah ha ribadito la sua posizione. «La permanenza dell’Idf sul territorio libanese è impossibile. Abbiamo un esercito nazionale ed è con questo che collaboriamo. Israele è un aggressore e deve andarsene», ha detto il leader Naim Qassem in un discorso in tv.

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