L'Iran avrebbe accettato di far tornare nel Paese gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Lo ha annunciato il vicepresidente statunitense JD Vance al termine del primo round dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera, definendo l'apertura «una pietra miliare» verso un accordo sul nucleare. Teheran, al momento, non avrebbe confermato la ricostruzione americana, mentre sui dossier più caldi – sanzioni, asset congelati e Stretto di Hormuz – le due delegazioni offrono versioni in parte divergenti.
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«Gli iraniani hanno accettato di invitare nuovamente gli ispettori» dell'Aiea, ha dichiarato Vance ai giornalisti nel resort di Bürgenstock, sul Lago di Lucerna. Si tratta, secondo il vicepresidente, di «un primo passo verso la cessazione definitiva del programma iraniano di armamento nucleare» e della base per «un accordo finale di successo». Vance ha aggiunto che il coordinamento per una visita degli ispettori potrebbe avvenire «questa settimana, forse già oggi», senza però specificare quale livello di accesso sarà garantito ai siti. L'Iran, che nega di voler dotarsi di armi atomiche, non ha per ora commentato l'annuncio.
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Versione in parte diversa da quella del capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, che ha parlato di «progressi importanti». Secondo il ministro, l'intesa prevederebbe la revoca del blocco navale nello Stretto di Hormuz, lo sblocco di parte dei fondi iraniani congelati, la sospensione delle sanzioni su petrolio e prodotti petrolchimici e l'avvio di un piano di ricostruzione per il Paese, quantificato da Teheran in circa 300 miliardi di dollari. Vance ha però smentito che gli asset siano già stati sbloccati: eventuali fondi liberati – ha sostenuto – sarebbero soggetti a controllo statunitense e destinati a usi civili, come l'acquisto di prodotti agricoli americani, e non al finanziamento di gruppi armati. Sul piano concreto, il Tesoro Usa ha intanto disposto una sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio iraniano.
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Tra i punti ancora aperti resta lo Stretto di Hormuz, che Teheran aveva annunciato di voler chiudere nei giorni scorsi in risposta ai raid israeliani in Libano. Vance ha indicato nello sminamento del passaggio uno dei nodi da sciogliere per garantire il traffico marittimo, mentre le parti riferiscono di aver attivato un canale di comunicazione – un «meccanismo di deconfliction» – per prevenire nuove escalation. Sul Libano, il vicepresidente ha rivendicato «buoni progressi», legando un allentamento della crisi alla richiesta che l'Iran «freni» Hezbollah.
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I negoziati seguono settimane di tensione: dopo la campagna di bombardamenti israelo-statunitense contro l'Iran e la successiva, fragile tregua, la scorsa settimana Washington e Teheran hanno firmato un memorandum d'intesa che ha aperto la strada al confronto. È ora previsto un percorso di colloqui tecnici della durata di circa 60 giorni – con la mediazione, tra gli altri, di Qatar e Pakistan – per arrivare a un'intesa definitiva. Gli ispettori dell'Aiea, la cui attività in Iran era stata limitata dopo i raid del 2025 ai siti nucleari, non visitavano il Paese dallo scorso novembre; il 10 giugno il board dell'Agenzia aveva adottato una risoluzione per sollecitare la cooperazione di Teheran.
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