Il pg della Cassazione: "La morte di Saman un omicidio agghiacciante"

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Il pg della Cassazione: "La morte di Saman un omicidio agghiacciante"

Il pg della Cassazione: "La morte di Saman un omicidio agghiacciante"

Slitta al 15 luglio la decisione della Corte di Cassazione sull’omicidio di Saman Abbas, la 18enne di origine pachistana uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021. I giudici della prima sezione penale hanno differito la pronuncia «alla luce della complessità del caso». In udienza la Procura generale ha chiesto di confermare le condanne dei processi di merito: l’ergastolo per i genitori e i cugini e 22 anni per lo zio.

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Il sostituto procuratore generale Marco Dall’Olio ha sollecitato il rigetto dei ricorsi e la conferma definitiva delle pene per i cinque familiari imputati – i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq e lo zio Danish Hasnain – accusati, a seconda delle posizioni, di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere. Nella requisitoria ha definito quella di Saman una «vicenda agghiacciante», frutto di un delitto «corale e premeditato», organizzato dai familiari nei «minimi dettagli».

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Secondo l’impianto accusatorio, la «colpa» di Saman era quella di voler essere libera. «Lei doveva essere punita, questo è un punto fermo di tutto il processo», ha affermato il rappresentante dell’accusa, spiegando che la volontà degli imputati era quella di «impartirle una lezione» perché la giovane, a loro dire, «non poteva decidere della sua vita». Per la Procura generale il delitto, pur avendo radici culturali proprie, tradirebbe il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per «emendare» la presunta colpa della ragazza: la sua volontà di libertà.

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Saman venne strangolata e sepolta poco distante dalla casa di famiglia; il corpo fu ritrovato circa un anno e mezzo dopo, nel novembre 2022, grazie alle indicazioni dello zio. Secondo la Corte d’Assise d’Appello di Bologna, a ucciderla materialmente sarebbero stati lo zio e i cugini, nell’ambito di un omicidio assunto «dal clan con fredda lucidità» e programmato per un «congruo lasso di tempo», ritenendo insopportabile che Saman avesse scelto di vivere liberamente, in contrasto con i valori e il credo religioso della famiglia.

Per i giudici di secondo grado il delitto fu «deliberato dai familiari nel loro complesso», a eccezione del fratello della ragazza – 16enne all’epoca dei fatti e oggi parte civile contro i parenti – la cui testimonianza è stata giudicata coerente e credibile. Ai genitori, pur in assenza di prove dirette sulla partecipazione materiale all’occultamento, viene attribuito un ruolo attivo, per aver preso parte alla fase della «consegna» della giovane. Tra gli elementi ritenuti rilevanti figura anche la pianificazione della fuga in Pakistan subito dopo il delitto.

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Saman era scomparsa dopo essere tornata a Novellara da una comunità protetta – dove si era rifugiata rivolgendosi ai servizi sociali – per recuperare i documenti. All’origine del delitto, secondo gli inquirenti, il suo rifiuto di un matrimonio combinato. In primo grado, nel dicembre 2023, i genitori furono condannati all’ergastolo e lo zio a 14 anni, mentre i due cugini vennero assolti; in appello, nell’aprile 2025, gli ergastoli ai genitori sono stati confermati, i cugini condannati anch’essi all’ergastolo e la pena dello zio portata a 22 anni. Ora la parola passa alla Cassazione.

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