Futuro nazionale, la sfida di Vannacci: «Feccia e figli di nessuno, fierissimi di esserlo»

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Futuro nazionale, la sfida di Vannacci: «Feccia e figli di nessuno, fierissimi di esserlo»

Futuro nazionale, la sfida di Vannacci: «Feccia e figli di nessuno, fierissimi di esserlo»

Alla premier Giorgia Meloni, che accusa il suo partito, Futuro nazionale, di essere la «stampella della sinistra», non risponde perché non lo ha interpellato direttamente; così come non replica al centrodestra, perché non ha mai cercato alleanze e, semmai, Futuro nazionale è il sestante di un'alleanza che ha perso il baricentro. Ai giornalisti che lo aspettano fino a dopo le undici – stretti, prima, in una stanza diventata troppo piccola e poi nel corridoio di uno degli ingressi, piuttosto scomodo per le telecamere e per chi con il pc deve scrivere – replica con la postura di chi chiede personalmente scusa per l'imprevisto e si alza in piedi per «condividere» la logistica. L'ex generale Roberto Vannacci, nel giorno in cui con l'Assemblea costituente nasce formalmente a Roma il partito, non lesina «attacchi» e risposte alle domande dei cronisti.

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Ma prima è ai «suoi» – oltre duemila, dicono gli organizzatori – che si rivolge dal palco lanciando una provocazione e recitando una preghiera. «Continueranno a scrivere su di noi, su di voi.... I pelati, quelli con i tatuaggi... sono degli estremisti». Per loro «noi rappresentiamo lo scarto, la feccia, ma siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e ne siamo fierissimi», è l'attacco che prelude alla preghiera.

L'ex generale della Folgore, sceso nel campo della politica, parafrasa quella dei parà francesi, scritta nel 1938 dal paracadutista ed esploratore André Zirnheld: «Non Ti chiedo il riposo o la tranquillità, né dell'anima né del corpo. Non Ti chiedo la ricchezza, né il successo, né la salute.... Dammi, mio Dio, ciò che ti resta; dammi quello che gli altri rifiutano da Te. Dammi l'insicurezza e il tormento. Dammi la lotta e la crudeltà. Dammi ciò, mio Dio, per sempre; dammi il coraggio, la forza e la fede!». E, di suo, aggiunge: «Il resto lo conquisteremo da soli».

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Finito l'intervento davanti all'assemblea, dove ha attaccato la stampa che non fa sempre «informazione» – la riunione resta off fisicamente per i giornalisti ma è possibile seguirla in streaming – Vannacci si dedica alle domande. Si va dai rapporti con il centrodestra all'Europa, fino a CasaPound e alla proposta di legge sulla remigrazione che, lo scorso fine gennaio, aveva visto «lo scempio» della sala stampa occupata dalla sinistra. Intanto mette in chiaro: «O con noi di Futuro nazionale che siamo i guardiani della cittadinanza e del sovranismo o con von der Leyen, Draghi, il globalismo». E ancora: «L'Italia agli italiani, l'Italia agli italiani e non mi vergogno di dirlo». «Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra, è il centrodestra che ne parla», puntualizza. E nota: «Le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio. Il partito ancora prima di nascere è al 5%. Futuro nazionale è il sestante del centrodestra che in qualche modo è andato alla deriva. Io sono disposto a collaborare» con chi «rispetta le nostre linee rosse. Chi vuol salire sulla barca salga», ma rispettando le «nostre linee rosse che non cambieremo».

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Le accuse di Meloni a Futuro nazionale come stampella della sinistra? «Non rispondo al presidente del Consiglio. Se ha una domanda da fare me la farà direttamente. Mi risulta che abbia parlato alla sporca dozzina. A Meloni rispondo quando mi interpellerà», dice. E sulla querelle delle «ginocchiere», polemica nata dopo le parole di un deputato M5s rivolte alla premier, replica: «Se avessi provato a mettermi nei panni di una donna quella frase non l'avrei percepita come sessista. Così come la parola cortigiana, ma non sono una donna e non ho questa sensibilità. Il mio parere conta quel che conta». Quanto ai leader di tutti i partiti, invitati alla kermesse: «Io per educazione ho invitato tutti quelli dei partiti politici presenti nell'emiciclo parlamentare. Sarebbe stato corretto secondo me rispondere. Che non siano venuti è un problema loro, non mio. Sono venuti alcuni rappresentanti che ho ringraziato personalmente».

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Sull'Europa insiste per il no al riarmo e sulla necessità di «cambiare rotta: Mi ricordo un guru italiano, Prodi, che diceva che con l'ingresso nell'euro avremmo lavorato un giorno in meno. Certamente l'ingresso nell'euro non ci ha portato bene. Uscire dall'euro? È difficile, ma se dopo 30 anni l'Europa sta andando a catafascio dovremmo fare qualcosa». L'assemblea, che discuterà anche il programma del nuovo partito, terminerà domani con le conclusioni di Vannacci.

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