Sembra un po' il gioco dell’oca: due passi avanti e uno indietro. La strada della pace in Ucraina, in realtà, è ancora lunga e trovare nei negoziati un punto di equilibrio che vada bene a tutti è un obiettivo molto complesso.
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E’ innegabile che siano stati fatti passi in avanti impensabili fino a qualche settimana fa: Zelensky sta, in maniera intelligente, concedendo molto, forse moltissimo, ma su alcuni punti strategici, come i territori, non può fare altri passi indietro; Trump ha reso più equilibrata la posizione americana dopo il contestatissimo piano di 28 punti che sposava quasi totalmente la narrazione russa, arrivando a concedere la partecipazione americana alle garanzie di sicurezza per Kiev; l'Europa è rientrata in partita, ha portato avanti un dialogo proficuo con gli americani ed è pronta ad assumersi le sue responsabilità sull'uso degli asset russi congelati e sulla futura forza internazionale da schierare quando arriverà un qualche tipo di pace.
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Tuttavia, la quadratura del cerchio è ancora lontana.
La Russia si dice pronta alla pace ma c'è sempre un però che frena le trattative: Mosca continua a volere tutto il Donbass, non vuole saperne di soldati dei Paesi della Nato sul territorio ucraino ed è molto probabile che non apprezzi per niente le garanzie di sicurezza sulle quali stanno lavorando americani ed europei.
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La spinta di Trump per la pace si scontra con i paletti che i russi continuano a mettere sul percorso.
Il presidente americano vuole la fine del conflitto in tempi brevi ma i tempi della Russia sono in realtà molto diversi. Putin non ha fretta e la guerra sul territorio sta lentamente ma inesorabilmente girando a suo favore, a costo di perdite terrificanti da una parte e dall’altra.
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Quando i russi dicono che non vogliono un cessate il fuoco ma una pace vera, vogliono dire semplicemente che vogliono che vengano accettate tutta le loro condizioni senza rinvii, condizioni che Zelensky non può accettare fino in fondo.
Il presidente ucraino ha già rinunciato all’ingresso nella Nato in cambio di forti garanzie di sicurezza simili all’articolo 5 dell’Alleanza atlantica, ha, di fatto, accettato che alcuni territori rimangano in mano russa (ma senza il riconoscimento formale) acconsentendo al congelamento degli attuali confini sulla linea di contatto. Ma non può cedere anche la parte di Donbass ancora in mano ucraina (mentre Mosca la pretende) perchè sarebbe una sconfitta militare, strategica e politica.
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Zelensky sa anche che non può dire di no ai negoziati portati avanti da Trump perchè gli verrebbe addossata la responsabilità del fallimento sia dai russi sia dagli americani. Quindi cerca continuamente di ributtare la palla nel campo russo.
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Adesso sarà quindi fondamentale l’atteggiamento americano. Gli ondeggiamenti di Trump non hanno aiutato fino ad oggi e la tendenza del tycoon ad accettare le posizioni russe ha reso spesso difficile la vita agli ucraini.
Zelensky ha fondamentalmente accettato le linee del nuovo piano e gli Usa aspettano ora una risposta ufficiale e dettagliata dalla Russia. Ma l’attuale piano è molto diverso, in molte parti, rispetto al piano originario di 28 punti e Mosca ha già fatto sapere che ci sono molti aspetti che non vanno bene.
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Cosa farà adesso Trump? Terrà il punto e difenderà il nuovo piano nato dai colloqui con gli ucraini e gli europei o tornerà di nuovo indietro sulle posizioni russe come è già accaduto molte volte in passato?
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C'è anche da ricordare che questo tipo di negoziati sono sempre particolarmente duri e che nessuno recede dalle sue posizioni fino alla fine, per tentare di conquistare più vantaggi possibile, fino all’ultimo istante. E c'è da sperare che abbia ragione Trump quando dice di avere la percezione che tutti vogliono la pace anche se va nella direzione opposta la precisione del Cremlino sul fatto che non ci sia stata alcuna telefonata tra Trump e Putin dopo quella del 16 ottobre scorso.
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In questa situazione in movimento continuo, sta crescendo il ruolo dell’Europa che ha avuto il grande merito di aiutare a rendere più equilibrata la bozza del piano di pace. L’Ue sta diventando sempre più consapevole che l’appoggio a Kiev nei prossimi mesi graverà sempre di più sulle sue spalle dal punto di vista politico, economico e militare.
Per questo deve provare a trovare compromessi e mediazioni rispetto alle diverse posizioni e sensibilità dei 27 sull'uso degli asset russi e sullo schieramento di una futura forza di pace in Ucraina.
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Come sempre, il tempo è poco e l’Europa deve scegliere velocemente quale strada percorrere, come farlo e con chi farlo. In questo gioco dell’oca applicato alla geopolitica bisogna stare molto attenti a non fare passi indietro e a non tornare mai al punto di partenza.
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