Dai Volenterosi truppe di supporto a Kiev, l'Italia fuori: pronti Francia, Gb, Paesi baltici e nordici

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Dai Volenterosi truppe di supporto a Kiev, l'Italia fuori: pronti Francia, Gb, Paesi baltici e nordici

Dai Volenterosi truppe di supporto a Kiev, l'Italia fuori: pronti Francia, Gb, Paesi baltici e nordici

La dichiarazione sottoscritta dai leader europei che hanno preso parte al vertice di Berlino per la prima volta mette nero su bianco alcuni degli impegni concordati nel quadro della Coalizione del Volenterosi riguardo alle garanzie di sicurezza da dare all’Ucraina quando, e se, si arriverà ad un accordo di pace (il che implica il sì della Russia, tutt'altro che scontato).

L’Europa si dice disposta a guidare una «forza multinazionale» con «il sostegno» degli Usa (il famoso backstop) anche all’interno dei confini ucraini. Chi ne farà parte, e con quali compiti, è ancora presto per dirlo.

Di certo c'è che l’Italia, come previsto, non invierà soldati in Ucraina, benché si sia detta disposta a partecipare in altre forme.

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Con i Volenterosi «abbiamo redatto un documento, ma abbiamo deciso di non condividerlo: dopo il cessate il fuoco sarà pronto e vedrete come contribuirà ogni capitale», ha precisato Volodymyr Zelensky.

Oltre «trenta Paesi» sono disposti a contribuire alle garanzie di sicurezza - ha aggiunto - ma, per l'appunto, «non tutti con le truppe» (si parla ad esempio di logistica o intelligence). Roma non esclude un ruolo nell’addestramento delle forze ucraine, sempre però al di fuori dei confini.

Tutto fa brodo, diciamo. Ma non è certo ciò su cui punta prioritariamente l’Ucraina (e nemmeno gli Usa).

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L'obiettivo è evitare un’altra invasione da parte di Mosca e a tal fine serve una deterrenza vera e tangibile.

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Il che significa infrangere il tabù dei tabù: un possibile scontro militare con la Russia. Ecco perché le regole d’ingaggio saranno un elemento chiave della proposta. E qui si passa al simil articolo 5 della Nato.

La dichiarazione menziona esplicitamente «un impegno giuridicamente vincolante, soggetto alle procedure nazionali, ad adottare misure volte a ripristinare la pace e la sicurezza in caso di un futuro attacco armato» con misure che possono includere «l'uso della forza armata, l’assistenza in materia d’intelligence e logistica, azioni economiche e diplomatiche».

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I Paesi che compongo il nocciolo duro di queste garanzie di sicurezza sono senza dubbio Francia e Gran Bretagna, seguite a ruota dai Baltici e dai Nordici (Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia). Gli scarponi sul terreno verranno da qui.

Alla finestra Germania e Polonia, che sin qui hanno manifestato riserve. Washington - a quanto si apprende - sta però esercitando forti pressioni.

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Gli Usa - lo ha confermato il premier polacco Donald Tusk - si dicono pronti ad «azioni militari» qualora il Cremlino dovesse infrangere l’intesa, rompendo per la prima volta il silenzio sul tema.

Ma in cambio chiedono un vero impegno da parte dell’Europa. In sintesi. Se le cose si metteranno male toccherà combattere al fianco degli ucraini nelle trincee e gli americani non saranno in prima linea: quando dicono che il Vecchio Mondo deve assumersi la responsabilità per la sua sicurezza intendono proprio questo e il cambio di mentalità deve partire da ora. Il vero nodo è qui. Il resto è negoziabile.

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In questo schema il gran baccano sull'uso degli asset russi non è altro che rumore di fondo ("distrazione», afferma un diplomatico). Resta la domanda. Che vantaggio avrebbe la Russia (o la Cina) ad agevolare la creazione di un tale ordine mondiale?

Nessuno, tranne l’azzardo: se davanti ad un nuovo attacco in Ucraina l’Europa non avrà gli attributi per rispondere davvero, rispettando il patto con gli Usa, allora sarà game over.

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