Bernard Henri-Lévy a Taobuk: ho Fiducia nel futuro, nella verità e nella democrazia

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Bernard Henri-Lévy a Taobuk: ho Fiducia nel futuro, nella verità e nella democrazia

Bernard Henri-Lévy a Taobuk: ho Fiducia nel futuro, nella verità e nella democrazia

La responsabilità della parola onesta, espressione di un pensiero che tra filosofia, letteratura, difesa dei diritti umani e della democrazia, esperienze sul terreno vivo della storia, Bernard Henri-Lévy, filosofo, giornalista, saggista e regista francese, uno degli intellettuali più engagé del nostro tempo, le ha testimoniate ai giornalisti in una conferenza stampa che precede l’atteso incontro di stasera in Piazza IX Aprile dove alle 21 dialogherà su La responsabilità del pensiero con Paolo Valentino, per definire ciò che resta della fiducia nelle democrazie liberali, messe alla prova da disinformazione, violenza politica ed erosione di un linguaggio pubblico condiviso. Il filosofo non smentisce la sua forza assertiva di fronte alle domande poste. In cosa sceglie di aver fiducia, gli è stato chiesto. «Ho fiducia nel futuro nella verità nella democrazia. Ma il problema della nostra epoca è la perdita della fiducia. Nessuno si fida più, io sono circondato da donne e uomini che non hanno più fiducia, nell’Europa, nei valori sociali, nei legami tra gli esseri umani, nella differenza tra bene e male. Per questo ho accettato con piacere enorme di venire qui a Taobuk, ma devo precisare una cosa: io di fiducia ne ho». E poi riflette sulla fragilità della democrazia che non è solo cosa di oggi, anche se maggiore in alcune epoche: il fatto è- dice- che «quando un leader smette di essere “pastore di popoli” come dicevano i Greci, è un suicidio per tutto il suo gruppo. Insomma, i Greci già “sapevano” del crollo di Trump!».

Sull’esplorazione del male in letteratura, da Bataille in poi, ribadisce, da filosofo, di scrivere della questione del male prendendo le distanze dalla filosofia classica che ha occultato la riflessione sul male. Ed è convinto, Henri-Lévy, che ci sono persone che lo fanno volontariamente. Un esempio? Putin e Trump. E a proposito della Ucraina, dove si reca da quattro anni girando anche sul fronte, ricorda di aver visto con i propri occhi la barbarie da parte dei russi. Eppure, dice, la Russia, la sua cultura, la sua letteratura, il suo popolo, sono grandi, e tuttavia ancora dopo quattro anni le coscienze non si rivoltano contro il male. Quanto all’antisemitismo, che Henri-Lévy non si stanca di denunciare, avverte che il laboratorio dell’antisemitismo, oggi, sono gli Stati Uniti, destre e sinistre estreme che favoriscono l’antisemitismo di massa, cosa che può fare deflagrare una bomba atomica morale. Infine, un ricordo di Roman Gary, uno scrittore immenso, la cui fama è stata oscurata dal suo nome, un amico sul quale Henri-Lévy sta scrivendo un libro “Memorie provvisorie”, in uscita a ottobre.

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