Ars, via libera ai contributi all’editoria: 3 milioni tra polemiche e stop ai lavori. L’aula riparte senza voto segreto

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Ars, via libera ai contributi all’editoria: 3 milioni tra polemiche e stop ai lavori. L’aula riparte senza voto segreto

Ars, via libera ai contributi all’editoria: 3 milioni tra polemiche e stop ai lavori. L’aula riparte senza voto segreto

Via libera, fra le polemiche, all'articolo che stanzia 3 milioni per erogare contributi agli editori. Una norma che premierà soprattutto le piccole realtà. In base a una serie di emendamenti che hanno corretto il testo base, e che hanno trasformato un articolo nato per agevolare le aziende più in difficoltà - anche per la necessità di rispettare gli obblighi contrattuali - in un provvedimento che avvantaggerà piccole realtà, con limitatissimi costi legati al personale, molto spesso vicine a livello locale ai deputati del territorio.

Le somme potranno andare alle emittenti (anche radiofoniche), ai giornali, ai siti e alle agenzie che abbiano al loro interno «almeno due giornalisti contrattualizzati o con contratti a prestazione o giornalisti soci lavoratori di cooperative giornalistiche». Possono chiedere i contributi anche i librai: per loro una riserva di un milione.

La norma è passata con il voto di tutti o quasi i partiti. E senza voto segreto, come da esplicito appello del presidente dell'Ars Gaetano Galvagno.

Con questa norma l'Ars ha ripreso a votare, dopo le polemiche anche interne alla maggioranza che hanno paralizzato i lavori al mattino.

«L'approvazione della norma sui contributi all'editoria, inserita nella finanziaria e sostenuta dal gruppo Pd, rappresenta un sostegno concreto al mondo dell'informazione e del giornalismo. Anche in questo caso abbiamo presentato emendamenti migliorativi rispetto al testo iniziale, è importante che dopo le due precedenti bocciature dovute ai soliti litigi interni alla maggioranza, siamo finalmente riusciti ad approvare questa norma». Lo dice Michele Catanzaro capogruppo del Pd, a proposito dell'articolo 7 della manovra finanziaria in discussione all’Ars.

«Ringrazio tutte le forze politiche per avere accolto di richiesta di non fare ricorso al voto segreto sul fondo per l’editoria, una norma importante e lo dico io che mi sono ritrovato sui giornali per 51 giorni. Ma ritengo che una norma del genere sia doverosa». Lo ha detto il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Soddisfatto per l’approvazione l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Dagnino: «Per il governo è una norma importante. E’ stato fondamentale il confronto con l’aula, perché abbiamo trovato in modo bipartisan una soluzione. Ringrazio il Parlamento e il presidente dell’'Ars per il lavoro svolto».

Link to La nota del Sindacato Stampa Parlamentare SicilianaLa nota del Sindacato Stampa Parlamentare Siciliana

«Dopo due tentativi falliti nei mesi scorsi con la bocciatura della norma sotto i colpi del voto segreto, l’Assemblea regionale siciliana questo pomeriggio ha approvato la norma della manovra di stabilità che istituisce il Fondo per l’editoria. Come Sindacato della Stampa parlamentare siciliana abbiamo chiesto e ribadito in commissione Bilancio, dove siamo stati ascoltati in audizione, l’inserimento nella norma del criterio dei giornalisti contrattualizzati nelle aziende editoriali che faranno richiesta del contributo con l’unico scopo di sostenere e incentivare l’occupazione dei colleghi», lo scrive in una nota il Sindacato Stampa Parlamentare Siciliana. «Alcuni emendamenti parlamentari hanno aggiunto al principio dei “contrattualizzati” altri criteri “al ribasso”: comunque sia rivendichiamo il nostro “piccolo” risultato e ci impegniamo a vigilare affinché sia sempre l’occupazione vera e reale dei giornalisti la priorità di eventuali e futuri interventi legislativi. Abbiamo accolto con favore la proposta dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino di coinvolgere gli organismi di categoria dei giornalisti nella definizione del decreto attuativo della norma sull’editoria, siamo disponibili a dare il nostro contributo sempre con l’obiettivo di sostenere il lavoro dei colleghi giornalisti».

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