Il magazzino della Wildberries di San Pietroburgo, in Russia, è in fiamme a seguito di un attacco con droni. Come riportato da Ukrinform, la notizia è stata diffusa dal canale Telegram di Astra.
"Il magazzino della Wildberries (il cosiddetto 'Amazon russo', ndr) di San Pietroburgo è stato attaccato e sta bruciando nella regione di Leningrado questa mattina", si legge nel rapporto.
I residenti di San Pietroburgo e della regione hanno riportato esplosioni, e il governatore ha scritto a proposito di droni abbattuti. Successivamente, è scoppiato un grande incendio. Questo magazzino si trova appena fuori dai confini amministrativi di San Pietroburgo ed è spesso chiamato "magazzino Wildberries di San Pietroburgo" perché serve la città.
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L’Ue vara un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, il 21esimo. Dopo 45 giorni di negoziati e non poche impuntature, questa volta non da parte ungherese, gli Stati membri hanno dato il via libera a un corposo pacchetto di misure che colpiscono i settori a più alto impatto come quello energetico, bancario e delle infrastrutture. Oltre all’aggiunta nella lista nera di 218 nuove voci, tra persone fisiche ed entità giuridiche, il numero più alto dall’inizio della guerra. L'ok è arrivato in extremis, a poche ore dalla scadenza della proroga al price cap sul petrolio russo. Con il prezzo del greggio Urals schizzato a 65,3 dollari, che avrebbe portato a un adeguamento automatico intorno ai 58,5 dollari, l’Ue decide di lasciare il tetto invariato a 44,7 dollari fino a luglio 2027: un colpo che fa perdere alle casse del Cremlino 3,5 miliardi di euro nell’arco dei 12 mesi. Le misure che colpiscono la finanza prevedono divieti di transazione per 33 banche, restrizioni su 14 piattaforme crypto e 218 nuove designazioni.
Sul fronte energetico, la principale fonte di entrata per finanziare la guerra di aggressione contro l'Ucraina, ancora una volta entra nel mirino la flotta ombra, oltre a porti, aeroporti, raffinerie. Altre 41 navi si aggiungono alle 632 già sanzionate. Sul Gnl, la Grecia ha ottenuto una deroga di un anno per i trasferimenti verso Paesi terzi effettuati da operatori europei. Atene ha sostenuto che, senza l’eccezione, le metaniere europee sarebbero passate a operatori cinesi senza ridurre i flussi russi. La deroga vale soltanto per contratti anteriori al 24 febbraio 2022 e per volumi non superiori a quelli del 2025; l’eventuale proroga richiederà l’unanimità. Le importazioni di Gnl russo nell’Ue restano vietate, mentre deroghe temporanee sono previste anche per Giappone e Corea del Sud. Numerosi porti e aeroporti russi sono stati inclusi nel divieto di transazione, esteso anche alle raffinerie petrolifere, tra cui figura l’impianto georgiano di Kulevi. Non passa tra le forche caudine dell’unanimità, invece, il bando all’import del pollack, il merluzzo russo destinato all’industria dei prodotti processati, che ha visto l'opposizione - tra gli altri - di Portogallo, Germania e Francia.
Tra le sanzioni individuali, non è stata appoggiata da tutti nemmeno questa volta la proposta di inserire in black list il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. Un capitolo a parte merita la questione del divieto di visto agli ex combattenti russi, un tema caro ai Baltici e ai Paesi del Nord-Est europeo ma che ha visto molte riserve da parte dell’Italia e della Francia. La misura è stata adottata solo in linea di principio ma di fatto rinviata in attesa di disposizioni di attuazione da parte della Commissione europea, che dovrebbero arrivare entro ottobre. Da più parti si era sollevato il tema di compatibilità con il quadro normativo dei visti e delle regole di Schengen.
Roma respinge le accuse di aver remato contro. «L'Italia ha contribuito a rendere la misura più mirata ed efficace, evitando effetti indiscriminati. Sotto il profilo tecnico, la proposta appariva non proporzionata», riferisce una fonte diplomatica, precisando che la posizione di Roma non era nemmeno volta a proteggere il turismo, in quanto le presenze russe in Italia oggi sono marginali, rappresentando solo lo 0,5%. Battute d’arresto che non scalfiggono la portata complessiva delle misure mentre Kiev sta dando buoni risultati sul campo di battaglia e Mosca fatica a mantenere alto il consenso e la sostenibilità economica. «In un momento in cui l’Ucraina ha acquisito slancio sul fronte militare, le nostre sanzioni continuano a indebolire le basi economiche dello sforzo bellico russo», commenta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Portato a casa il 21° pacchetto, l’esecutivo Ue assicura che «il lavoro prosegue» citando solo «ulteriori misure che possano essere adottate nei pacchetti futuri, ma anche quali eventuali lacune». Ma più si va avanti con le sanzioni più l'iter per l’ok rischia di essere sempre più complesso.
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