Erica Donzella con “Non offendere” (Kalòs) è la vincitrice della 25esima edizione del Premio Letterario nazionale “Elio Vittorini”. La scrittrice catanese ha prevalso su Rosa Matteucci con “Cartagloria” (Adelphi) e Nadeesha Uyangoda con “Acqua sporca” (Einaudi) convincendo la commissione, presieduta dal professore Antonio Di Grado, con la sua storia d’amore che come si legge nella motivazione «non ha niente a che fare con il facile romanticismo che di solito caratterizza l’argomento, ma che è invece dura e tragica come l’ambiente in cui si sviluppa e che non tollera, nella sua miseria e nella sua ignoranza, ciò che appare irregolare come l’omosessualità». Donzella utilizza un linguaggio «diretto ed esplicito», capace di «esprimere anche la forza della componente istintuale e sessuale dell'amore senza rinunciare alla delicatezza capace di esprimerlo».
Ieri sera alla cerimonia all’Antico Mercato di Ortigia, presentata dal segretario del Premio Aldo Mantineo, è stato anche assegnato il premio per la sezione Opera Prima ad Anna Mallamo, autrice del libro “Col buio me la vedo io” (Einaudi). Un romanzo di esordio, potente e pieno di sorprese, ambientato a Reggio Calabria all’inizio degli anni ’80. «Sin dalle prime battute, Anna Mallamo entra nel vivo di una lingua evocativa, corroborando nel dialetto la presa sulla realtà, e distillando modi di dire, locuzioni e avverbi per squarciare il velo dei pensieri, e penetrarne i silenzi, le reticenze, le omissioni dei suoi personaggi» si legge nella motivazione.
«Vorrei dedicare questo premio al matriarcato mediterraneo – ha detto la scrittrice strettese ritirando il Premio –. Perché, a differenza del "patriarcato mediterraneo", che non esiste – è solo il tentativo di presentare come accettabile, addirittura parte di tradizione e identità (se io fossi la parola identità denuncerei un sacco di politici per diffamazione) una cosa fin troppo orrenda – è una cosa reale, che trama molti nostri mondi. Ed è una cosa solidale, basata sulla cura e sulla parola, non sulla supremazia e l'assoggettamento. Sulla forza dei legami, non sulla violenza. E sì, questo nostro mondo straziato da se stesso, tessuto da oscuri algoritmi mentre si crede libero, che guarda in alto solo per paura dei droni, che rialza tutti i muri che speravamo di avere abbattuto nel secolo scorso, ne avrebbe un disperato bisogno”.
Il Premio per l’editoria indipendente Arnaldo Lombardi, dedicato alla memoria di uno dei “padri” del Premio Vittorini, è andato invece alla casa editrice Rubbettino. La Casa editrice calabrese, fondata nel 1972, ha saputo imporsi all’attenzione del pubblico come «una lodevole impresa editoriale indipendente, ideologicamente libera, tesa alla valorizzazione e alla divulgazione del pensiero umanistico e scientifico, con particolare attenzione alla produzione letteraria e saggistica».
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