«Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta» ed «è intuibile che dopo l’attentato lui avesse capito chi fosse il mandante dell’attentato». Nella sua strategia difensiva, Valter Lavitola attraverso i suoi legali continua a tirare in ballo il conduttore di Report, vittima dell’azione dinamitarda di cui lo stesso ex-imprenditore ha confessato di essere il mandante. Dunque, spiega l’avvocato della difesa, Sergio Cola, ci sono elementi da cui emerge la conferma che Lavitola avesse organizzato l’attentato per innalzare il livello di protezione all’amico, «che lui stesso aveva chiesto».
Insomma una messa in scena, ma con mezzi e ordigni veri, che doveva essere credibile perché - dice Cola ribadendo quanto detto da Lavitola di fronte ai magistrati - «non poteva che aumentare la tutela del giornalista della Rai e la sua popolarità». Anche per questo nei primi giorni della settimana sarà presentata dal legale una memoria 'ex articolo 309' per la richiesta di riesame sulle misure cautelari dell’imprenditore, attualmente in carcere a Rebibbia dove domani riceverà la visita dall’avvocato Arturo Cola. Ma si sta valutando anche un’integrazione delle sue dichiarazioni per un nuovo interrogatorio: l’obiettivo della difesa è di fugare quegli aspetti ritenuti 'fumosi' dal giudice.
Secondo Cola, gli stessi coimputati - arrestati per essere gli esecutori dell’attentato del 16 ottobre del 2025 con l’esplosione dell’auto del giornalista parcheggiata davanti a casa sua - in alcune dichiarazioni spiegano che «loro non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità con cui hanno agito». E sull'ipotesi di un 'terzo livellò nella vicenda, l’avvocato commenta: «congetture». Parallelamente, depositeranno una richiesta di interrogatorio ai pm anche gli avvocati dei quattro esecutori materiali dell’intimidazione, quell'azione che nelle parole di Lavitola avrebbe dovuto essere «puramente dimostrativa» e secondo le sue parole commissionata con «diverse modalità» tra cui l’esplosione di colpi di pistola verso il muro.
Nei prossimi giorni la Procura invece chiederà l’estradizione del factotum dell’ex imprenditore, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante, che avrebbe avuto il ruolo di mediatore. Ranucci invece potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti ma non prima di settembre, quando saranno terminate le ulteriori analisi più approfondite su pc e cellulare dell’ex faccendiere, che dureranno ancora per settimane.
Ranucci intanto continua a lavorare al nuovo ciclo di Report: ne avrebbe anche parlato nella riunione con il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, in uno dei consueti incontri di lavoro. Non sarebbe sul tavolo in questo momento, dunque, l’ipotesi di un passo indietro del conduttore. L’ad Giampaolo Rossi ha invece tra le mani la relazione del Comitato etico ed avrà bisogno di alcuni giorni per approfondire il dossier e prendere in piena autonomia le sue decisioni sul futuro di Report e sulla conduzione del programma.
Anche la politica resta in fermento sulla questione, con il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che incalza: «Report va cambiato, non eliminato perché non è possibile che le inchieste di Report solo per l’1,5% dei casi abbiano riguardato il partito di sinistra più grosso. Poi aggiunge: «Non vorrei che ce ne mandino uno peggio di Ranucci, la vedo difficile ma potrebbero trovarlo». Sul tema interviene anche il giornalista Paolo Mieli, consultato da Lavitola per il famigerato sondaggio sul conduttore. «Se non vengono fuori cose nuove contro di lui - osserva - io non ne farei un martire, e lo lascerei almeno fino alla fine dell’anno a fare Report. Perché sennò, laddove non c'è riuscito Lavitola ci riesce la politica a farne un martire». E infine un consiglio: «se fossi in lui sarei io a tirarmi da parte. Ma se lui è deciso a farlo fino alla fine dell’anno, ciò che è nei programmi della Rai, secondo me converrebbe tenerlo».
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati