Il boss Nino Madonia dal carcere minaccia la Gip del caso Piersanti Mattarella, rafforzata la scorta. La lettera salta i controlli: è giallo

Il boss Nino Madonia dal carcere minaccia la Gip del caso Piersanti Mattarella, rafforzata la scorta. La lettera salta i controlli: è giallo

Il boss Nino Madonia, che sta scontando sette ergastoli detenuto al 41 bis per diversi omicidi come quelli del giudice Rocco Chinnici e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha inviato una lettera, tre pagine vergate a mano, alla presidente dei Gip di Palermo, Antonella Consiglio, per chiedere la sua astensione nei procedimenti che lo riguardano. Il capomafia, ricostruisce Il Fatto, contesta alla giudice, che si sta occupando del duplice filone investigativo sull'omicidio dell'allora presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, di nutrire una «grande inimicizia» nei suoi confronti, elemento che non la renderebbe «serena» nel suo giudizio espresso nei mesi precedenti.

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Secondo la ricostruzione, la missiva – scritta a stampatello su un foglio di protocollo – è partita dal carcere di Opera, a Milano, ed è arrivata sulla scrivania della giudice a Palermo senza passare dalla censura del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

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La giudice Consiglio in passato ha dato parere negativo al gratuito patrocinio richiesto dal mafioso per l'incidente probatorio del caso Mattarella, in cui si è tentato invano di comparare il Dna dei boss con i residui biologici trovati sulla Fiat 127 usata dai killer del fratello dell'attuale capo dello Stato. La perizia ha dato esito negativo, in quanto il «residuo» analizzato non è utilizzabile: è per questo motivo che la Procura di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, ora va verso la richiesta d'archiviazione delle indagini sui due mafiosi indagati con l'accusa di aver ucciso Piersanti Mattarella.

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Madonia ha poi ottenuto il gratuito patrocinio dopo il ricorso in Corte di assise d'appello. Nella sua lettera il capomafia non lo cita espressamente, ma sembra voler evocare il ruolo da pm in via Giulia di Nico Gozzo, marito di Consiglio, e fa riferimento a un'altra lettera, inviata nel 2005 alla sua famiglia con all'interno minacce indirizzate proprio a Gozzo, al quale augurava di «potere provare la stessa sofferenza riservata a lui e ai suoi familiari». Un concetto ribadito anche nelle scorse settimane nella missiva inviata alla gip Consiglio. Dopo questo episodio, alla giudice è stata rafforzata la tutela di sicurezza al terzo livello.

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