Assomiglia a un distributore automatico di bevande, ma dentro non ci sono lattine: ci entra una persona. Si chiama Do Hiemon Box ed è la cabina refrigerata che in Giappone chiamano «frigorifero umano» – l’espressione è usata dallo stesso produttore – pensata per far scendere in fretta la temperatura corporea di chi lavora sotto il sole. La cabina mantiene al proprio interno una temperatura di circa 15 gradi e indirizza sulla testa, sul collo, sulle spalle e sulla schiena un getto d’aria raffreddata fino a 5 gradi.
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Il dispositivo è stato sviluppato congiuntamente da SDRS, azienda giapponese specializzata in sistemi di refrigerazione e distributori automatici, e dal fornitore di attrezzature industriali Trusco Nakayama, che lo commercializza come proprio prodotto dal primo aprile 2026. Il richiamo ai distributori refrigerati diffusi in tutto il Giappone è dichiarato: la porta è in acrilico e si apre spingendo dall’interno, così che da fuori si possa vedere chi c’è dentro.
La scheda tecnica indica dimensioni di 931 per 1.202 per 2.031 millimetri, un peso di 293 chili, una portata di 150 chili e una capienza di una sola persona. Funziona con una presa domestica giapponese da 100 volt e non richiede lavori di installazione, dichiara un consumo di 0,51 kWh con una temperatura esterna di 35 gradi e ha un grado di protezione dall’acqua dichiarato equivalente a IPX3, che ne consente l’uso anche all’aperto. La protezione dalla polvere, precisa l’azienda, non è stata testata. Il produttore raccomanda l’impiego in un intervallo di temperatura ambientale compreso tra 20 e 35 gradi.
Il listino è di 1.500.000 yen, tasse escluse, tra gli 8.000 e i 9.000 euro secondo le conversioni riportate dalla stampa internazionale. Il prodotto è rivolto soprattutto a imprese ed enti e Trusco Nakayama non effettua vendita diretta agli utenti finali, che devono rivolgersi a un rivenditore.
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Il contesto normativo conta. Dal primo giugno 2025 in Giappone sono entrati in vigore obblighi specifici per le aziende in materia di colpi di calore: un sistema per segnalare i lavoratori che manifestano sintomi e procedure definite in anticipo per interrompere l’attività, raffreddare la persona, sottoporla se necessario a valutazione medica e organizzarne il trasporto. Gli obblighi scattano per le lavorazioni svolte per almeno un’ora continuativa o per più di quattro ore al giorno con indice WBGT pari o superiore a 28 gradi oppure temperatura pari o superiore a 31.
La cabina non è imposta da quelle norme: è una delle possibili misure, e nel comunicato di lancio Trusco Nakayama collega la nascita del prodotto alla maggiore attenzione sul tema e alla volontà di proteggere dal caldo estremo chi lavora nelle fabbriche e nei cantieri e chi partecipa a eventi all’aperto. Gli impieghi indicati vanno da cantieri, fabbriche e centri logistici all’agricoltura, fino a impianti ed eventi sportivi e manifestazioni all’aperto.
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Le estati giapponesi sono sempre più estreme. Nel 2026 l’agenzia meteorologica nazionale ha stabilito il termine kokushobi per indicare le giornate con temperatura massima pari o superiore a 40 gradi. E nel periodo compreso tra maggio e settembre del 2025 i trasporti d’emergenza in ambulanza per colpo di calore hanno toccato quota 100.510, il valore più alto dall’inizio della rilevazione nel 2008.
Alcune amministrazioni hanno già messo le cabine a disposizione dei cittadini. Il municipio di Maebashi, nella prefettura di Gunma, ne ha ricevuta una in donazione: è stata installata il 25 maggio nell’atrio al piano terra ed è utilizzabile negli orari di apertura degli uffici.
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Secondo il produttore in circa cinque minuti si percepisce chiaramente il raffreddamento e una permanenza di una decina di minuti può aiutare una persona accaldata a sentirsi meglio. Un timer spegne l’impianto dopo 20 minuti per evitare un raffreddamento eccessivo, mentre temperatura dell’aria e ventilazione sono regolabili ciascuna su tre livelli. Sono dati aziendali: non risultano pubblicati studi clinici indipendenti sul dispositivo.
Lo stesso produttore la presenta come una postazione di sosta temporanea per la prevenzione, e non come un dispositivo medico. Davanti a sintomi importanti di un colpo di calore restano necessari il raffreddamento, la valutazione medica e, se serve, il trasporto in una struttura sanitaria.
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