Il pubblico siciliano ha già incontrato il teatro di Leoš Janáček attraverso “Jenůfa” tornata al Teatro Massimo di Palermo nel 2016 dopo la storica rappresentazione del 1979. Oggi è un altro dei suoi capolavori, Příhody lišky Bystroušky (La piccola volpe astuta), a conquistare il pubblico europeo. Un’opera lirica che, pur affondando le radici nei boschi della Moravia, parla un linguaggio universale: quello del rapporto tra l’uomo e la natura. Un tema che trova una particolare risonanza anche nel Mezzogiorno d’Italia, custode di alcuni dei più importanti patrimoni forestali del Mediterraneo, dalla Sila e dall’Aspromonte ai Nebrodi, alle Madonie e alla Ficuzza.
Si potrebbe partire da Dante e dal memorabile verso dell’«amor che move il cielo e le altre stelle». O dal potente Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, che, precursore di una moderna sensibilità ecologica, attribuisce pari dignità a tutti gli esseri, umani e non umani. In entrambe queste visioni una forza universale anima la natura in ogni sua forma. È la stessa che attraversa la foresta immaginata e trasfigurata in musica da Janáček, dove il mondo animale diventa specchio dell’uomo e della sua fragile esistenza.
Composta tra il 1921 e il 1923, “La piccola volpe astuta” racconta la storia della volpe Bystrouška, catturata dal guardaboschi, capace di riconquistare la libertà, innamorarsi, mettere al mondo i suoi piccoli e infine soccombere alla violenza dell’uomo, mentre attorno a lei il ciclo della natura continua inesorabile. È questa primordiale energia vitale il cuore del capolavoro del compositore ceco, che la scorsa settimana ha conquistato il pubblico nella Conservatoriumzaal di Amare, all’Aia, in una nuova produzione della Dutch National Opera Academy, realizzata in collaborazione con la Residentie Orkest.
Le quattro rappresentazioni hanno visto alternarsi due diversi cast di giovani interpreti, offrendo al pubblico due letture complementari di una delle opere più poetiche e profonde del Novecento. A dare vita all’universo di Janáček sono stati Mathilde Guedj, Aimee Kearney, Maura Wesseling, Madeline Lee, Pavel Zelenev, Jaap van der Wel, Kasia Mandla, Román Bordón, Milan de Korte, Cathal McCabe, Salvador Simão, Clarisse Planchais e Laura Pimenta, protagonisti di un lavoro corale che ha restituito con freschezza, intensità e pathos la straordinaria ricchezza poetica dell’opera.
La Dutch National Opera Academy ha affidato il capolavoro di Janáček a una nuova generazione di artisti, confermando la propria vocazione a coniugare alta formazione e produzione professionale. La produzione è stata realizzata sotto la direzione artistica di Paul McNamara, con Maddalena Deichmann alla guida del programma dell’Accademia. Sul podio la giovane direttrice Chloe Rooke, mentre Daniel van Klaveren ha firmato la regia e l’innovativa concezione scenica.
Rappresentata per la prima volta a Brno nel 1924, La piccola volpe astuta è oggi considerata uno dei vertici assoluti del teatro musicale del Novecento. Dietro l’apparente leggerezza della favola si cela una profonda meditazione sulla vita e sulla morte, sul rinnovarsi delle stagioni e sul rapporto, spesso conflittuale, tra uomo e natura. A oltre un secolo dalla sua composizione, l’opera conserva intatta la propria modernità e continua a emozionare perché ricorda all’uomo di essere parte della natura, e non il suo padrone. È forse questo il motivo della sua straordinaria attualità: dalla foresta morava immaginata da Janáček ai grandi boschi di Sicilia e Calabria, il suo messaggio continua a parlare a ogni luogo in cui la natura chiede di essere ascoltata.
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