«Pur immatura e fragile», Chiara Petrolini ha agito «con lucidità e determinazione». È uno dei passaggi con cui la Corte di assise di Parma ha motivato la condanna in primo grado a 24 anni e 3 mesi per la giovane, ritenuta responsabile dell'omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e poi sepolto nel giardino di casa, a Vignale di Traversetolo. Per la morte del primogenito, nato nel maggio 2023, è stata invece assolta.
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Secondo i giudici, la giovane avrebbe tenuto «sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti» «di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili». La Corte parla di «una pluralità di condotte omissive» ritenute «chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo». Per questo omicidio sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione – collegata alle numerose ricerche effettuate online nei mesi precedenti al parto – e del rapporto di discendenza.
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Diverso l'esito per la morte del primo figlio, partorito nel maggio 2023, le cui ossa furono ritrovate nello stesso giardino. Su questo capo Petrolini è stata assolta per insufficienza di prove, non essendo stato possibile accertare con certezza la causa del decesso. La Procura, che aveva chiesto una condanna a 26 anni per entrambi gli omicidi, potrà valutare l'impugnazione dell'assoluzione.
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Trattandosi di una sentenza di primo grado, non definitiva, il percorso giudiziario non è concluso. La difesa, che nel processo ha sostenuto la tesi di uno stato dissociativo, ha annunciato il ricorso in appello, insistendo sul tema della salute mentale dell'imputata. I periti nominati dalla Corte avevano riconosciuto la capacità di intendere e di volere, pur sottolineandone l'immaturità; ai giudici la concessione delle attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti.
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