La morte di una bambina di quattro anni a Palermo ha riportato d'improvviso all'attenzione una parola che in Italia sembrava archiviata nei libri di storia della medicina: difterite. La piccola, secondo quanto emerso, non era stata vaccinata per scelta dei genitori. La Procura ha sequestrato la salma e disposto l'autopsia; la conferma definitiva della diagnosi è attesa dagli esami dell'Istituto superiore di sanità. Il direttore sanitario dell'ospedale Civico, Domenico Cipolla, ha spiegato all'Adnkronos che i tamponi eseguiti sono risultati positivi al batterio e che per l'ospedale la diagnosi è quella, pur in attesa del responso ufficiale.
Ma che cos'è, esattamente, la difterite?
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La difterite è un'infezione acuta causata principalmente dai ceppi tossigeni di un batterio, il Corynebacterium diphtheriae. Più raramente la tossina può essere prodotta anche da altre specie dello stesso genere, come C. ulcerans. Nella forma classica e più grave, gran parte della pericolosità deriva proprio dalla tossina. È una sostanza potentissima: penetra nelle cellule dei tessuti e le uccide.
La forma più comune colpisce gola, naso e tonsille. Sulla parete della faringe si forma una membrana grigiastra e aderente, la cosiddetta pseudomembrana, che nei casi gravi ostruisce le vie respiratorie. Esiste anche una forma cutanea, diffusa soprattutto nelle aree tropicali, che provoca ulcere della pelle e raramente dà complicanze sistemiche.
Il problema più serio arriva quando la tossina entra nel circolo sanguigno e raggiunge gli organi vitali. Le complicanze più temute sono cardiache — miocardite, aritmie, insufficienza cardiaca — insieme a danni renali e a neuropatie con paralisi dei nervi cranici e periferici.
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L'incubazione dura in genere dai due ai cinque giorni. L'esordio è graduale e i primi segni sono del tutto aspecifici: mal di gola lieve, difficoltà a deglutire, febbre non alta, battito accelerato. Nei bambini sono frequenti anche nausea, vomito, brividi, mal di testa e inappetenza.
Sono sintomi che qualsiasi genitore attribuirebbe a una faringite o a una tonsillite stagionale. La pseudomembrana caratteristica compare in genere due o tre giorni dopo i primi disturbi. Nel caso di Palermo, secondo quanto ricostruito finora, la prima diagnosi era stata proprio quella di tonsillite; sulle procedure seguite sono in corso gli accertamenti della Procura.
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Il contagio avviene per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse da una persona infetta quando tossisce, starnutisce o parla. Esiste anche lo stato di portatore asintomatico: si può ospitare il batterio e trasmetterlo senza mostrare sintomi. Per questo, attorno a un caso sospetto, si attiva subito la profilassi antibiotica per i contatti stretti, compreso il personale sanitario che sia stato esposto.
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Nella difterite respiratoria il trattamento si basa su due pilastri: l'antitossina, che neutralizza il veleno ancora circolante, e gli antibiotici (penicillina o eritromicina), che eliminano il batterio. Nelle forme cutanee l'antitossina in genere non serve e gli antibiotici sono sufficienti. Il paziente viene isolato per evitare ulteriori contagi.
La variabile decisiva è la tempestività. L'antitossina agisce sulla tossina ancora libera nel sangue: non riesce a neutralizzare quella già legata ai tessuti e non può riparare il danno che ha provocato. Ogni giorno di ritardo diagnostico pesa.
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La difterite è stata una delle grandi malattie killer dell'infanzia fino a metà Novecento. Poi è arrivato il vaccino, obbligatorio in Italia dal 1939, e con esso la scomparsa quasi totale della malattia dal panorama sanitario nazionale.
Oggi i casi sono rarissimi. Nel periodo 2000-2014 il laboratorio di riferimento dell'Istituto superiore di sanità ha confermato due casi di difterite, entrambi causati da C. ulcerans, e ha registrato cinque infezioni da C. diphtheriae non produttore di tossina. Nel 2016 è stato segnalato un caso di difterite cutanea da ceppo tossigeno. Gli ultimi dati del Ministero della Salute, riferiti al 2022, riportano tre casi da C. diphtheriae tossigeno — due cutanei e uno con manifestazioni sia respiratorie sia cutanee — tutti di importazione, due dei quali confermati microbiologicamente dall'ISS. I dati di sorveglianza europea dell'ECDC, aggiornati al luglio 2026, indicano per l'Italia tre casi nel 2023 e cinque nel 2024. La sorveglianza europea comprende anche le forme cutanee e i casi causati da C. ulcerans. L'ultimo caso italiano in età pediatrica documentato dal Ministero della Salute risale al 1991 e riguardò una bambina non vaccinata, che morì.
Per i minori la vaccinazione antidifterica rientra tra quelle obbligatorie per legge. Viene somministrata con l'esavalente nel primo anno di vita, in un ciclo di base di tre dosi (a 2 mesi, 4 mesi e tra i 10 e i 12 mesi), seguito da un richiamo intorno ai cinque-sei anni e da un ulteriore richiamo in adolescenza. In età adulta sono raccomandati richiami ogni dieci anni, perché la protezione tende a calare nel tempo.
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Il caso di Palermo si inserisce in un contesto regionale che i numeri descrivono con chiarezza. Secondo l'ultimo report del Ministero della Salute relativo al 2024, la Sicilia è ultima in Italia per copertura vaccinale pediatrica: l'adesione al ciclo completo di tre dosi contro polio, difterite, tetano, pertosse ed epatite B si ferma all'85,13%, contro una media nazionale del 94,46%.
Il divario si allarga sui richiami: per la quarta dose contro difterite, tetano, pertosse e polio nei bambini di 5-6 anni, l'isola non supera il 68%, a fronte di una media nazionale sopra l'84%.
L'obiettivo dei programmi vaccinali italiani è mantenere coperture molto elevate, fino al 95% anche per i richiami previsti dal calendario. Quando la copertura scende, si allargano le sacche di popolazione suscettibile — ed è lì che un batterio mai davvero scomparso può tornare a provocare casi e focolai.
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