Catania, i risultati del progetto “Venti a favore delle donne”: 790 donne seguite, nuovi sportelli e un "ecosistema" tra istituzioni, sanità e terzo settore

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Catania, i risultati del progetto “Venti a favore delle donne”: 790 donne seguite, nuovi sportelli e un "ecosistema" tra istituzioni, sanità e terzo settore

Catania, i risultati del progetto “Venti a favore delle donne”: 790 donne seguite, nuovi sportelli e un "ecosistema" tra istituzioni, sanità e terzo settore

Non una parata di sigle e referenti, ma un "ecosistema" che ha fatto della violenza sulle donne una responsabilità condivisa. E' forse questo l'elemento che meglio descrive l'evento conclusivo di «Venti a favore delle donne: percorsi di libertà per donne che subiscono violenza», un progetto triennale (iniziate ad aprile 2023 e concluso a marzo 2026) ideato e coordinato dall’associazione catanese Thamaia ETS con il sostegno di Fondazione Con il Sud.

Una mattinata di "restituzione" nell'Aula Refettorio Piccolo delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero", un incontro che ha visto fianco a fianco, non solo fisicamente, rappresentanti del terzo settore, delle forze dell'ordine, della politica, della sanità e degli ordini professionali.

Ad inizio lavori l'alternarsi dei contributi di Anna Agosta, presidente dell'associazione Thamaia ETS e coordinatrice del progetto; Salvatore Montemagno, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Catania; Marina Virgillito, già assessore ai servizi sociali del Comune di Misterbianco; Salvatore Coco, assessore ai servizi sociali del Comune di Adrano; Thea Giacobbe, referente Comunicazione Istituzionale e Umanizzazione del Policlinico Rodolico-San Marco; Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e infine la senatrice Valeria Valente, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.

Un quadro di interventi che ha subito messo al centro alcuni dei risvolti in cui si è tradotto l'impegno del progetto: la necessità che gli interventi di supporto alle donne vittime di violenza non siano emergenziali, ma diventino strutturali; l'assegnazione da parte del comune di Adrano di un bene confiscato alla mafia per accogliere 25 donne vittime di violenza; l'appello alle istituzioni per reprimere e punire l'esercizio abusivo dell'attività giornalistica, rispondendo anche all'esigenza che chi tratta questi delicatissimi temi e li racconta alla società sia un professionista e non chi va esclusivamente a caccia di like e notorietà.

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Ma andiamo ai numeri: in tre anni, sono state 790 le donne che hanno effettuato un primo colloquio di accoglienza e orientamento con le operatrici di Thamaia. Non si tratta di una semplice casistica assistenziale, ma del frutto di una precisa e consapevole scelta metodologica e politica. «Aver affidato ai Centri Antiviolenza la regia dei processi ha significato riconoscerne l'autorevolezza e il sapere costruito a partire dall'ascolto e dall'affiancamento delle donne», ha scandito Anna Agosta. La svolta sta proprio qui: sottrarre il contrasto alla violenza di genere alla logica della pura emergenza per restituirlo ai CAV, intesi come "soggetti politici imprescindibili" capaci di governare le reti territoriali e dettare l'agenda delle istituzioni.

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Risiede non solo nelle azioni portate avanti e nei dati analitici diffusi l'impatto di questo cambio di paradigma che può dirsi radicale. Dalle scuole agli ospedali il leit motiv del progetto è stato unico: contribuire a modificare una cultura. "Legiferare può avere un immediato riscontro per il consenso politico - ha detto la senatrice Valenti - ma in realtà non basta, perché, assieme a questo, è necessario agire a livello sociale. Certo, magari i risultati si vedranno nel tempo, ma è questo che poi determina il vero cambiamento necessario".

A entrare nel vivo dei dati e a tracciare un bilancio analitico in numeri e risultati concreti sono stati gli interventi tecnici delle referenti e dei referenti che hanno guidato e monitorato le diverse azioni sul campo: Vita Salvo, dell'Area Prevenzione Thamaia; Agata Lopes, responsabile del monitoraggio del progetto; Tiziana Caruso, consigliera dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia; Simonetta Cormaci, delegata dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) Catania; Riccardo Campochiaro, presidente del Centro Astalli di Catania. Il loro contributo ha permesso di toccare con mano l'impatto reale di questi tre anni di lavoro, declinando le azioni progettuali nei benefici per il territorio.

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C’è un dato, tra quelli emersi nel bilancio del triennio, che scuote le coscienze e fotografa la profondità del sommerso. È il risultato dello screening sperimentale condotto attraverso un questionario somministrato a 300 donne in gravidanza all'interno delle aziende ospedaliere partner (tra cui il Policlinico San Marco, l’Arnas Garibaldi, il Cannizzaro e l'ASP di Catania). Il 10% delle intervistate ha dichiarato di aver subìto esperienze di violenza o abuso. Di questo dieci per cento, ben il 30% non aveva mai chiesto aiuto a nessuno prima di quel momento. Questo numero, da solo, giustifica la necessità dell'approccio sistemico rivendicato dal progetto. La violenza si annida dove il controllo sociale si allenta, persino nel tempo sospeso dell'attesa di un figlio. Intercettarla lì, nei reparti di maternità, significa salvare due vite prima che sia troppo tardi.

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La forza dell'intervento coordinato da Thamaia risiede nell'aver scardinato l'idea che le vittime di violenza siano una categoria omogenea. Il dolore ha sfumature diverse e richiede risposte specifiche, specialmente quando si innesta su altre forme di vulnerabilità e discriminazione.

Donne migranti e rifugiate: Lo sportello attivato per 18 mesi presso il Centro Astalli di Catania ha offerto un approccio dedicato, consolidato dall'istituzione di un Albo di 15 mediatrici culturali specializzate sul tema della violenza di genere.

Disabilità e isolamento: Presso l’UICI Catania è nato il primo sportello in Sicilia rivolto alle donne con disabilità vittime di maltrattamenti, scardinando il tabù del silenzio che spesso circonda queste dinamiche domestiche, e formando 60 operatori e operatrici al corretto riconoscimento dei segnali di abuso.

L'autonomia come diritto: L'accoglienza è sterile se non produce emancipazione economica. Grazie alle sinergie con Confcooperative e ACLI Service, 37 donne hanno ottenuto certificazioni professionali, sono stati attivati 10 tirocini, 3 donne sono state inserite stabilmente nel mercato del lavoro, 3 avviate all'autoimpiego e 2 sostenute con doti abitative. L'indipendenza finanziaria resta la più potente misura cautelare contro il maltrattante.

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Se la presa in carico e la riforma della rete – che ha esteso le ore di accoglienza telefonica da 16 a 25 e aperto nuovi presidi ad Adrano e Paternò – rappresentano la trincea del presente, la scuola è lo spazio in cui si disarma il futuro.

La prevenzione culturale ha coinvolto 705 bambini, 130 insegnanti e 85 genitori in percorsi educativi e laboratori esperienziali mirati alla decostruzione degli stereotipi di genere. Sperimentando metodologie d'avanguardia, come le video-pillole animate della rete nazionale D.i.Re., il progetto ha cercato di ridefinire l'immaginario culturale del maschile e del femminile fin dall'infanzia.

A questo si sono aggiunti 5 corsi di formazione deontologici che hanno coinvolto una platea di circa 300 giornalisti e durante i quali non è stata soltanto illustrata l'attività dei centri violenza, ma soprattutto sono state fornite linee guida su come trattare i casi di violenza di genere, su cosa raccontare e come farlo, sul corretto linguaggio e sulla necessità di riconoscere e smontare stereotipi e pregiudizi, promuovendo una narrazione e una cultura diversa. Un ciclo formativo particolarmente apprezzato e partecipato dagli iscritti all'Ordine dei giornalisti anche per il prezioso contributo di esperte ed esperti di settore, tra cui anche le rappresentanti di Giulia Giornaliste che da anni si occupano della formazione sul tema. E anche grazie all'esperienza e alla collaborazione nel progetto "Venti a favore delle donne" sono state gettate le basi per costituire il gruppo siciliano di Giulia.

Un "welfare integrato" costruito in questi 36 mesi dall'Associazione Thamaia che ha dimostrato, dunque, di non essere un esperimento a scadenza, ma che vuole rappresentare un modello strutturale, un patrimonio di linguaggi condivisi e azioni sinergiche che si punta a rendere sempre più operativo e permanente. Come un vento che soffia senza fine.

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