Un attentato commissionato per poche migliaia di euro e un’indagine chiusa a stretto giro. C'è questo dietro la svolta che ha portato all'arresto di un gruppo criminale accusato dell'azione contro Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. I Carabinieri hanno blindato il cerchio attorno ai presunti responsabili, eseguendo le misure cautelari nei confronti di Antonio Passariello, residente a Cicciano (Napoli), e di tre complici residenti nell’Avellinese: Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la banda avrebbe agito su commissione, spartendosi una somma di denaro per pianificare e mettere a segno l'attacco.
«Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma dalle indagini non era trapelato nulla», ha commentato a caldo lo stesso Ranucci, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione Agorà Estate su Rai 3. Il giornalista ha voluto ringraziare pubblicamente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il magistrato Carlo Villani per la rapidità dell'operazione, sottolineando però come la vicenda presenti ancora zone d'ombra: «Da quello che ho capito c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Adesso bisognerà capire i dettagli e se ci sono altri livelli».
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«La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia». E’ quanto afferma uno dei quattro arrestati in una intercettazione citata nell’ordinanza cautelare nell’ambito dell’indagine legata all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025 che ha provocato ingenti danni all’auto del giornalista parcheggiata all’esterno della villetta dove vive il conduttore di Report assieme alla famiglia. In merito ai mandanti l’indagato intercettato afferma di avere operato su commissione: «mi contattò uno lo sai com'è quando vai a Roma».
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