L’Etna non si placa e la Sicilia orientale si ritrova nel caos nel momento più critico dell'anno. La pioggia di cenere vulcanica ha imposto una nuova e prolungata chiusura per l’aeroporto "Vincenzo Bellini" di Catania, trasformando lo scalo di Fontanarossa in una cattedrale nel deserto e scatenando un effetto domino di disagi, dirottamenti e cancellazioni a catena.
A causa dell’attività eruttiva dell’Etna, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e la sospensione degli arrivi fino alle ore 8 di domani. La presenza di passeggeri è ormai ridotta ai minimi termini all’aeroporto, dove la sospensione dei voli ha ridotto la struttura a punto di snodo per i collegamenti verso gli altri scali dell’isola. I flussi all’interno del terminal riguardano prevalentemente viaggiatori, in maggioranza stranieri, che vengono indirizzati verso i bus navetta diretti a Palermo e Comiso. Molte delle vetture sostitutive partono ormai semi vuote.
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Settimo giorno di eruzione «e il tremore vulcanico è in leggera risalita: questo ci conferma che la situazione rimane stabile e non ci sono cenni di regressione, tanto che continua l’emissione di cenere dal cratere Voragine, sempre spinta dai venti verso sud». Ossia verso l’aeroporto di Catania. E’ l’aggiornamento del direttore del Dipartimento Vulcani Ingv, Stefano Branca, sullo stato eruttivo dell’Etna. Il quadro conferma che la crisi non è finita. L’aeroporto di Catania ha esteso fino alle 8 di domani lo stop agli arrivi. Branca spiega anche che continua l’emissione lavica dalle bocche eruttive, i fronti rimangono sempre attestati intorno a quota 1350 1300 «e dopo una settimana di attività iniziano a formarsi anche i primi ingrottamenti lavici con lo sviluppo di bocche effimere: normale evoluzione del campo lavico quando prosegue l’attività vulcanica».
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Intanto proseguono i disagi nei collegamenti aerei da varie città d'Italia: il volo Ryanair delle ore 14.20 da Ancona è stato confermato, ma dirottato sullo scalo di Trapani, mentre è stato cancellato il volo Volotea delle ore 20.20. I prossimi collegamenti diretti tra l’Aeroporto delle Marche e Catania sono programmati per venerdì e domenica con Volotea e per sabato con Ryanair, ma - da quanto si apprende - la situazione rimane in evoluzione, in attesa degli aggiornamenti sull'operatività dello scalo catanese.
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Denuncia tariffe record per raggiungere l’aeroporto di Palermo dallo scalo di Catania, chiuso per l’emergenza Etna, l’attore Filippo Laganà che su un video postato su Instagram sostiene che gli siano stati chiesti 700 euro per un transfer privato. Diversi i passeggeri bloccati al Fontanarossa ad aver lamentato in questi giorni richieste esose per spostarsi dal capoluogo e raggiungere gli scali in cui erano state riprogrammate le partenze. Normalmente, secondo le tariffe ufficiali, la compagnia di taxi Trinacria di Palermo per raggiungere l’aeroporto etneo chiede 500 euro. Mentre gli Ncc da Catania al capoluogo siciliano fanno prezzi che vanno da 450 a 650 euro.
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La reiterata sospensione delle attività operative presso l’aeroporto Internazionale Vincenzo Bellini di Catania, causata dall’emergenza ceneri vulcaniche, sta infliggendo un duro colpo non soltanto al comparto ricettivo, ma all’intera filiera turistica della Sicilia orientale. In uno dei periodi di massima affluenza dell’anno, coincidente con la settimana di Ferragosto, la paralisi dei collegamenti aerei si traduce in centinaia di cancellazioni dell’ultimo minuto, posti di ristoranti vuoti, guide turistiche che perdono clienti, escursioni e servizi cancellati, minori opportunità per commercianti, operatori del trasporto e imprese che lavorano con i tour organizzati. Il risultato è una perdita di fatturato rilevante e un danno d’immagine per l’intero territorio» spiegano il presidente e il coordinatore di CNA Turismo Catania, Tino Castorina e Antonio Merenda.
"Un volo cancellato o dirottato non riguarda soltanto il passeggero. Dietro quel volo ci sono una camera d’albergo, un appartamento turistico, un ristorante, un transfer, un’automobile a noleggio, una guida, un’escursione, un’agenzia di viaggio, un tour operator. E soprattutto c'è la reputazione della destinazione. Un turista che arriva in Sicilia e si trova senza informazioni, senza assistenza e senza una soluzione alternativa difficilmente distinguerà tra le responsabilità della compagnia aerea, dell’aeroporto, delle autorità o delle condizioni meteorologiche e vulcaniche. Avrà soltanto l'impressione che il sistema Sicilia non abbia funzionato. Ed è questo il rischio più grave», proseguono.
"Prova ne sia che le strutture alberghiere ed extra-alberghiere stanno registrando un’ondata di disdette a catena: a cancellare il viaggio sono sia coloro che non sono potuti arrivare in questi giorni, sia chi dovrebbe arrivare nelle prossime settimane ma teme nuovi stop legati all’eruzione», aggiungono. "È proprio su questo punto che occorre una riflessione che riguarda la tutela d’immagine della città di Catania prima ancora che la pianificazione logistica in situazioni di emergenza: una parte delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno potrebbe essere utilizzata anche per rafforzare la capacità della destinazione di affrontare situazioni di emergenza, attraverso strumenti semplici e immediatamente operativi, come un numero verde turistico, un servizio informativo coordinato e un sistema digitale ufficiale per aggiornare costantemente visitatori e operatori», concludono.
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