Benzina oltre 2 euro, il nodo extraprofitti: cosa sono e perché dividono governo e opposizione

Benzina oltre 2 euro, il nodo extraprofitti: cosa sono e perché dividono governo e opposizione

Lo scontro sul caro carburanti si sposta sugli extraprofitti – utili superiori alla normale redditività di un’impresa, favoriti da circostanze eccezionali come un forte rialzo dei prezzi – e divide governo e opposizione a poche ore dal Consiglio dei ministri sulle accise. La segretaria del Pd, Elly Schlein, li vuole tassare; il vicepremier Antonio Tajani respinge l’ipotesi; il Codacons chiede un meccanismo stabile.

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«A sei mesi dall’inizio della guerra nel Golfo Persico, la crisi energetica è di nuovo una cruda emergenza con cui fanno i conti ogni giorno milioni di famiglie e imprese italiane. Parliamo di una vera e propria stangata economica che sta investendo la vita reale del Paese». Lo scrive, in una lettera al Corriere della Sera, la segretaria del Pd, Elly Schlein.

«In questi mesi – aggiunge – il prezzo del gas è più che raddoppiato, il costo del petrolio è salito a 90 dollari al barile, la benzina alla pompa ha stabilmente sfondato la soglia dei 2 euro al litro e il gasolio ha ormai superato il record storico toccato nel marzo del 2022. Con riflessi pesantissimi sul costo della vita, delle merci, dei beni alimentari. Tutto questo si traduce in una parola sola: insostenibilità. Per chi deve mettere insieme il pranzo con la cena la situazione è insopportabile. Lo è pure per le piccole e medie imprese, che perdono competitività e rischiano di chiudere i battenti».

«Di fronte a un quadro così difficile – prosegue la leader dem – il governo sta letteralmente navigando a vista, come dimostra la recente proroga di appena 48 ore del mini sconto sull’accisa del diesel: una presa in giro. Con la stagione invernale ormai alle porte, le misure tampone non bastano più per proteggere il Paese. La verità è che serviranno risorse ingenti, che bisogna andare a prendere esattamente dove si trovano: tassando in modo equo ed efficace gli extraprofitti accumulati dalle grandi società energetiche. Giorgia Meloni abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa pesante crisi».

«Il governo passi dalle parole ai fatti e tassi subito gli extraprofitti per finanziare gli interventi straordinari necessari a ridare fiato all’Italia» conclude Schlein.

Il riferimento storico è alla settimana del 14 marzo 2022, quando la media nazionale settimanale del gasolio raggiunse 2,154 euro al litro. Oggi la media self sulla rete stradale ordinaria è di 2,137 euro, mentre quella autostradale è di 2,208 euro: quest’ultimo dato supera quella soglia, pur riferendosi a una rilevazione diversa.

Link to Tajani: «Mi sa molto di Unione Sovietica»Tajani: «Mi sa molto di Unione Sovietica»

«Credo che si possa lavorare anche discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi. Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore. Ma non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica». Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivando al Meeting di Rimini.

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«I numeri dimostrano quanto rapidamente una fiammata dei carburanti possa tradursi in una stangata per milioni di automobilisti. Non possiamo continuare a rincorrere ogni emergenza con proroghe, bonus o social card. Le accise mobili vanno affiancate da un meccanismo sugli extraprofitti che permetta di reperire risorse quando i rincari diventano eccezionali e di utilizzarle per abbattere il costo dei carburanti». Lo afferma il Codacons in una nota.

«Le risorse – sottolinea l’associazione – dovrebbero arrivare in primo luogo dalle grandi aziende del settore petrolifero ed energetico e, in presenza di effettivi extraprofitti, anche da altri comparti ad alta redditività, a partire da banche e assicurazioni». Il Codacons ha poi ribadito che «le misure devono essere universali, perché il caro-carburanti colpisce direttamente tutti gli automobilisti e, attraverso trasporti e distribuzione, produce effetti sull’intera collettività».

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Con extraprofitti si indicano gli utili che eccedono la redditività ordinaria di un’impresa e che sono favoriti da circostanze esterne eccezionali: nel caso dell’energia, un rialzo improvviso delle quotazioni internazionali che gonfia i ricavi senza un corrispondente aumento dei costi, a parità di attività svolta. Chi propone di tassarli sostiene che si tratti di un guadagno non meritato, prodotto da una crisi che ricade su famiglie e imprese, e che vada in parte redistribuito.

La contestazione riguarda però anche la definizione. Secondo Forza Italia l’extraprofitto non è una categoria giuridica e distinguere l’utile «normale» da quello «eccezionale» è un’operazione arbitraria: un prelievo del genere finirebbe per colpire il risultato d’impresa in quanto tale, scoraggiando investimenti. Nella maggioranza le posizioni non coincidono: la Lega si è detta favorevole a chiedere un contributo a banche, assicurazioni ed energetici, mentre gli azzurri mantengono il rifiuto. È uno dei nodi che continuano a dividere la maggioranza.

Sul piano europeo la questione si è sbloccata solo in parte. Il 24 agosto la Commissione europea ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti è competenza dei singoli Stati membri. La presa di posizione è arrivata dopo la lettera di sei Paesi – Italia, Austria, Polonia, Spagna, Portogallo e Germania – alla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, in vista dell’Ecofin informale del 18 e 19 settembre. Tradotto: un intervento è possibile, ma la responsabilità politica ricade interamente su chi lo adotta.

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