Anche IP segue Eni: l'effetto domino sui prezzi di benzina e diesel

Dopo l'iniziativa di Eni, anche IP decide di limitare i prezzi di benzina e diesel. Socar valuta di estendere la misura alla rete Esso. Meloni: «Un segnale significativo per le famiglie»

Anche IP segue Eni: l'effetto domino sui prezzi di benzina e diesel

Eni ha aperto la strada e ora è il turno di IP. Quella che sembrava un'azione isolata sta diventando un fenomeno più ampio.

I principali distributori italiani stanno avviando una competizione al ribasso.

Socar, il gruppo energetico dell'Azerbaigian che controlla Italiana Petroli, ha deciso di limitare i prezzi di benzina e diesel nella rete IP.

Il limite verrà introdotto gradualmente, partendo dalle stazioni IP, con l'intenzione di estenderlo anche ai distributori Esso e ad altri operatori che si riforniscono da Italiana Petroli.

Questo è l'effetto che il governo sperava di ottenere con l'annuncio del price cap di Eni.

Una compagnia abbassa i prezzi e la concorrenza segue.

Link to IP non ha ancora adottato il price cap di EniIP non ha ancora adottato il price cap di Eni

Per ora, le differenze sono significative.

Eni ha fissato un tetto chiaro: dal 28 settembre, nella rete Enilive, la benzina non supererà 1,99 euro al litro e il diesel 2,19 euro al litro.

Questo limite durerà inizialmente trenta giorni, con possibilità di estensione fino a fine anno.

IP, invece, non ha comunicato cifre uniformi per tutta la rete.

Socar parla di un «limite ai prezzi di vendita di benzina e diesel», precisando che sarà adattato alle diverse situazioni della rete per garantire la sostenibilità economica della filiera.

Il risultato per gli automobilisti sarà simile — prezzi calmierati — ma il metodo è diverso.

Eni stabilisce un tetto nazionale preciso.

IP opta per limiti progressivi e differenziati.

Link to Socar risponde all'appello del governoSocar risponde all'appello del governo

La tempistica è significativa.

L'annuncio di IP arriva poco dopo l'entrata in vigore della misura di Eni e dopo che il governo aveva espresso il desiderio che altre compagnie seguissero l'esempio.

Socar non nasconde il legame.

Il gruppo azero intende «rafforzare il proprio impegno verso l'Italia» e risponde all'appello del governo italiano per aiutare famiglie e imprese a fronteggiare i prezzi elevati dei carburanti.

È il primo segnale concreto che la strategia del governo può avere un impatto più ampio della sola rete Eni.

E Giorgia Meloni lo sottolinea subito.

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La presidente del Consiglio accoglie la decisione di IP con entusiasmo, simile a quello mostrato per Eni.

«Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare i prezzi dei carburanti su scala nazionale», afferma Meloni.

Aggiunge: «È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane, dimostrando che è possibile contribuire a contenere il caro carburanti».

Questa volta, però, il ringraziamento della premier va oltre i confini italiani.

Meloni ringrazia direttamente il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev e il presidente di Socar Rovshan Najaf, per una decisione che, secondo la premier, rafforza anche la cooperazione tra Roma e Baku.

Non è un dettaglio trascurabile.

Perché IP non è più solo un grande marchio italiano nella distribuzione di carburanti.

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A maggio, Socar ha completato l'acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding.

Dietro le insegne IP c'è ora la compagnia energetica statale dell'Azerbaigian, un Paese sempre più rilevante nella strategia italiana di diversificazione degli approvvigionamenti energetici.

La decisione di intervenire sui prezzi coincide con l'annuncio di una partnership strategica con la Figc.

Un rapporto con l'Italia che il gruppo intende ampliare e rendere più visibile.

Ed è in questo contesto che va letto anche il ringraziamento personale di Meloni ad Aliyev.

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Fino a ieri, la domanda era: gli altri seguiranno Eni?

La risposta inizia a delinearsi.

Quando Eni ha annunciato i nuovi prezzi massimi, il governo ha subito invitato gli altri operatori a fare lo stesso.

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva espresso l'aspettativa che altre compagnie seguissero l'esempio.

Ventiquattr'ore dopo, uno dei principali concorrenti si muove.

Ed è qui che la questione diventa più interessante del semplice sconto.

Se due grandi reti iniziano a contenere volontariamente i listini, gli altri distributori devono decidere se mantenere prezzi superiori rischiando di perdere clienti o intervenire a loro volta.

È il meccanismo concorrenziale su cui il governo sta puntando.

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Il prossimo marchio da osservare è già indicato nella stessa nota di Socar.

Esso.

Italiana Petroli sta studiando come estendere il sistema di contenimento dei prezzi anche alle stazioni con questa insegna e agli operatori indipendenti che si riforniscono da IP.

Se l'estensione si concretizzasse, l'impatto della decisione sarebbe molto più ampio.

Non avremmo più solo Enilive e IP con politiche di contenimento, ma una parte ancora maggiore della distribuzione italiana coinvolta direttamente o indirettamente dal nuovo meccanismo.

Ed è qui che potrebbe scattare il vero effetto domino.

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Per gli automobilisti, ciò che conta è il prezzo alla pompa.

Se in una stessa area un distributore offre benzina sotto i due euro mentre un concorrente mantiene prezzi più alti, il confronto è immediato.

Il prezzo diventa quindi un elemento di competizione commerciale.

È per questo che la decisione di IP può avere un impatto maggiore della sua stessa rete.

Non è solo un secondo operatore che interviene.

È la prova che il price cap di Eni sta influenzando le strategie della concorrenza.

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Lunedì 28 settembre sarà il primo giorno per vedere quanto cambierà il pieno.

Eni parte con numeri già definiti: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel.

IP inizierà ad applicare progressivamente i propri limiti, senza aver comunicato un unico prezzo massimo nazionale.

È una differenza da considerare per evitare false aspettative: chi domani si recherà in un distributore IP non deve necessariamente aspettarsi gli stessi 1,99 e 2,19 euro di Enilive.

Il gruppo ha promesso prezzi calmierati, ma non ha annunciato di replicare esattamente il listino Eni.

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C'è un punto che gli annunci rischiano di oscurare.

Benzina e diesel restano su livelli elevati.

Secondo i calcoli dell'ANSA, l'intervento di Eni può tradursi in un risparmio di circa 9,35 euro per un pieno di diesel e di circa 8,45 euro per un pieno di benzina, considerando un serbatoio da 50 litri e i prezzi precedenti all'intervento.

È un sollievo concreto, ma non elimina l'aumento accumulato negli ultimi mesi.

La Cgia segnala che il diesel rimane circa il 27% più caro rispetto ai livelli precedenti alla crisi.

Il problema strutturale, quindi, persiste.

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In quarantotto ore, qualcosa è cambiato.

Venerdì c'era Eni.

Domenica è arrivata IP.

Ora si guarda a Esso.

E questa è probabilmente la notizia più interessante: il tetto deciso da Eni non è rimasto isolato.

Socar ha risposto all'appello del governo e ha scelto di intervenire sulla rete IP. Non ha copiato esattamente la formula di Descalzi e non ha ancora indicato un unico prezzo massimo nazionale, ma ha imboccato la stessa direzione.

A questo punto, saranno gli altri operatori a dover scegliere.

Seguire Eni e IP o lasciare che siano i concorrenti a presentarsi agli automobilisti con prezzi più bassi.

La partita sul caro carburanti, insomma, si sposta.

Dalle telefonate tra governo e grandi compagnie, arriva direttamente alla pompa.

E da domani saranno soprattutto i numeri sui cartelloni dei distributori a dire se l'effetto Eni è davvero iniziato.

 

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