Un programma da cui «esce rafforzata l’idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale». Lo ribadisce Alberto Barbera, direttore della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, presentando l’83esima edizione in scena dal 2 al 12 settembre.
Intanto c'è il ritorno del 'figliol prodigo', ovvero Nanni Moretti, che appunto è in concorso con 'Succederà questa notte'. Ma non finisce qui, ci sono con lui in corsa altri quattro italiani: Marco Bechis con 'Ritorno a Buenos Aires'; Edoardo De Angelis con 'Il fuoco che ti porti dentro'; 'The Echo Chamber' di Andrea Pallaoro e 'L'estranea' di Paolo Strippoli. In tutto cinque film, siamo perfettamente nella media, a cui si aggiungono, per parlare solo delle sezioni principali, le opere di Orizzonti ovvero: 'La ragazza con la Leica' di Alina Marrazzi; 'Una storia' di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher; 'La città dei vivi' di Edoardo Gabbriellini e 'I figli della scimmia' di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio. Infine tre i fuori concorso e tutti d’autore. Si tratta di 'Dio ride' di Giovanni Veronesi; 'Nessun Dolore' di Gianni Amelio e 'Scherzetto' di Mario Martone.
"È un film inaspettato, sorprendente, diverso dai film di Moretti o quantomeno dagli ultimi - dice il direttore artistico Alberto Barbera di 'Succederà questa note' -. Non c'è nessuna dimensione politica esplicita in quest’opera. È un film intimo, un film d’amore, una storia di una passione, un melodramma sentimentale, ma come può essere fatto da Moretti».
Ampia la scelta del cinema italiano quest’anno spiega Barbera: "È che ci siamo trovati di fronte a una situazione in parte inaspettata. Nei primi mesi dell’anno praticamente non c'erano film pronti o erano pochissimi. Per cui tutti si lamentavano dell’assenza di film italiani tra le grandi competizioni internazionali, non c'erano film a Berlino, non c'erano film a Cannes e questo sembrava che fosse il preludio della fine del nostro cinema. Poi è cambiato tutto». Dice poi di Bechis e del suo 'Ritorno a Buenos Aires' «il regista torna appunto sui luoghi famigerati di quella sanguinosa vicenda raccontata in Garage Olimpò con la storia di un ex internato che viene chiamato a testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare». Nel film di De Angelis 'Il fuoco che ti porti dentro' dal romanzo omonimo di Antonio Franchino «c'è una Vanessa Scalera straordinaria interprete che impersona in maniera veramente impressionante il ritratto, insieme spietato e comico, di una madre possessiva e ostile, ovvero un concentrato di quella napoletanità dalla quale i figli avevano cercato di fuggire emigrando al nord». 'Eco Chamber' di Pallaoro sottolinea Barbera: «È l’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci e che non riuscì a realizzare. Una sceneggiatura largamente autobiografica che finalmente diventa un film. C'è tutto Bertolucci e la sua sofferenza degli ultimi anni, ma è soprattutto un film di Andrea Pallaoro con il suo stile, con il suo modo di raccontare e con l'aiuto di tre grandi interpreti: Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon». Infine Strippoli: «Anche in 'L'estranea' ci sono ovviamente elementi horror abbastanza evidenti, pesanti come 'La valle dei sorrisi', ma il film però ha ambizioni molto maggiori ed è un grande salto di maturità in tutti i sensi rispetto ai suoi film del passato. Un film su un autore su cui vale assolutamente la pena di scommettere».
Nell’annunciare la presenza di Moretti in concorso Barbera non ha mancato di ricordare come il regista romano mancasse da Venezia dal 1989, da 'Palombella Rossa'. «Meglio forse non evocare le ragioni di questa assenza, ma è passato tanto tempo», ha detto. In realtà ecco quello che è successo: allora molti davano per scontato che sarebbe stato selezionato in concorso alla 46ª Mostra di Venezia, invece il film fu escluso dalla competizione ufficiale e presentato solo come evento speciale della Settimana Internazionale della Critica. Una decisione che provocò infinite polemiche da parte di Moretti nei confronti della Mostra e della critica cinematografica.
Evidente però il passo indietro sulla presenza di autrici in gara. L’anno scorso erano tre, quest’anno invece, tra i 20 titoli nel concorso, ci sarà una sola regista, la danese-egiziana May el-Toukhy con Woman Unknown. «È il minimo storico di questi ultimi anni» commenta il direttore della Mostra, sottolineando che «quest’anno la percentuale di film realizzati da donne sottoposti alla selezione di lungometraggi di finzione era minore del solito (intorno al 24%, l’anno scorso era quasi il 30%)». Una diminuzione che definisce «inquietante».
Il direttore insiste comunque su come «alla Mostra tutti i maggiori problemi del contemporaneo si trovino riflessi o echeggiati in film che non si accontentano di essere semplice cronaca: le guerre, il cambiamento climatico, le migrazioni, le fratture e i conflitti famigliari, le crescenti tensioni sociali, il lascito delle vicende storiche del passato».
C’è una convincente parata di maestri internazionali, anche in concorso (aperto da Ink di Danny Boyle, dedicato a Murdoch): da Werner Herzog con Bucking Fastard interpretato da Rooney e Kate Mara a Look Back di Hirokazu Kore-eda (in gara quest’anno anche a Cannes), passando per Possible Love in cui Lee Chang-Dong rilegge un capitolo del decalogo di Kieslowski. Si annuncia un buon numero di divi: a cominciare dai Leoni d’oro alla carriera George Clooney e Ellen Burstyn, ma anche, fra gli altri, gli Oasis, per il documentario sulla loro reunion Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace; Russell Crowe per il suo film concerto/confessione What love builds; Penelope Cruz e Javier Bardem per Bunker di Florian Zeller. Ci sono autori Usa come Casey Affleck con Company, ma si conferma, come a Cannes, l’assenza dei blockbuster hollywoodiani: «Non erano pronti o non erano disponibili», assicura Barbera.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati