L’impegno di Stefano De Martino quale conduttore del Festival di Sanremo, il trasloco della trasmissione a Milano in uno studio nuovo, il pensionamento di Gennarino, gli ascolti (ieri al 22,4%) ancora un po’ in affanno rispetto al competitor della «Ruota della fortuna» (25,3%) e la lunghezza spropositata della trasmissione nell’ottica di questa rubrica ci sono sembrate valide ragioni per seguire la prima puntata di «Affari tuoi» dopo la pausa estiva. Ma la nostra buona volontà non ha trovato spunti positivi anzi, abbiamo maturato la convinzione che la trasmissione, dietro un apparente intrattenimento, contenga aspetti mortificanti.
Ci siamo interrogati anche sulla sostituzione del cagnolino, che crea empatia e contribuisce a istillare fiducia. Varrebbe la pena riflettere anche in maniera più ampia sull’utilizzazione degli animali come marketing emozionale, certo è che la loro presenza nelle case degli italiani è il pretesto per pubblicizzare prodotti il cui uso non è strettamente legato al possesso di un pet. La conclusione è che far girare il cane nello studio tv apporti fastidio al cane stesso. Gli interventi di Herbert Ballerina e le coreografie di Martina Miliddi ormai sono un tutt’uno coi sorteggi dei pacchi, ma la qualità delle esibizioni è basic e le battute minimal, come se il pubblico di riferimento non fosse nelle condizioni di comprendere un livello un po’ più strutturato.
Che la Rai appoggi la scommessa di pura fortuna, poi, appare quasi una sorta di pubblicità occulta alle lotterie statali con vari tagliandi, con buona pace dell’avvertenza ipocrita che il gioco d’azzardo può creare ludopatia. Nel gergo corrente, un tempo «il pacchista» era sinonimo di truffatore. La Rai forse pensa di nobilitare il termine, indicando i concorrenti come «pacchisti», ma per noi resta il travestimento d’un insulto.
Infine, chi si trova a giocare col pacco del giorno deve misurarsi con «il dottore», entità che non si palesa e comunica solo tramite De Martino. Col «dottore» si mercanteggia per un giro in meno della sorte o per una offerta consolatoria se si abbandona anzitempo il gioco. Una speculazione sulle incertezze ma soprattutto sui bisogni dei concorrenti che, a ben guardare, alla fine, rappresenta l’ennesimo svilimento. Se si acchiappa ciò che il dottore offre si lascia l’impressione di essere bisognosi o di non aver avuto coraggio di andare avanti, peggio ancora se nel pacco c’era una cifra superiore a quella offerta. Alla Rai la chiamano sorte. A noi sembra una umiliazione a favore di share.
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